Vivere alle Azzorre sull’isola di Faial e sentirsi al centro del mondo

pico fotografato da orta

Pubblicato il: 7 Settembre 2026

Autore: Natural Mania

Intervista a Valeria Negro e Sigfrido Maina: da Torino all’arcipelago ponte tra Europa e Nord America

italiani alle Azzorre

I torinesi Valeria Negro e Sigfrido Maina

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle persone che vivono nelle più disparate isole del mondo. DopoCapo Verde e São Tomé e Príncipe, continuiamo a esplorare terre lusofone. Questa volta siamo approdati alleisole Azzorree, in particolare, all’isola diFaial.

Le Azzorre sono un arcipelago formato da nove isole, regione autonoma del Portogallo, chefurono scopertetra il 1427, con la spedizione guidata dal navigatore Diogo de Silves, e il1431-1432, da Gonçalo Velho Cabral. A quel punto vennero annesse al Regno del Portogallo e, visto che erano disabitate – questa è la tesi prevalente – cominciò la colonizzazione portoghese, affiancata da una cospicua minoranza fiamminga.

Isole vulcaniche, geologicamente parlando, di recente formazione, le Azzorre conservano i segni evidenti di una terra che probabilmente ha ancora da dire la sua, con unanatura rigogliosa e potentee un clima estremamente mutevole. Fanno parte della Macaronesia.

Divise in tre gruppi, dove ogni isola ha le proprie specificità, sia in termini paesaggistici e di prodotti agricoli, sia per le caratteristiche antropologiche degli abitanti, le Azzorre si trovano, è bene ricordarlo, a più di due ore di aereo da Lisbona e a più di cinque dagli Stati Uniti, con voli regolari per Boston.

Una terra che un tempo viveva dicaccia alla balenae che oggi vive di agricoltura e di un turismo che, pur portando benessere, rischia, se non controllato, di rovinare il prezioso equilibrio che caratterizza queste isole.

Per cercare di capire meglio la situazione, abbiamo contattatoValeria Negro e Sigfrido Maina, due coniugi torinesi che hanno deciso di vivere alle Azzorre, sull’isola di Faial, aprendo un’attività che punta a unturismo ecosostenibile e consapevole.

Di seguito l’intervista integrale e, sul nostrocanale YouTube Natural Mania Magazine, a cui vi invitiamo a iscrivervi, la versione audiovisiva!

Iniziamo con una presentazione, per poi approfondire tutto il resto…

Valeria:Siamo una coppia che ha deciso, qualche anno fa, dopo una lunga esperienza di viaggi intorno al mondo, di scegliere una destinazione per il nostro futuro. Circa sei anni fa abbiamo indagato molti posti nel mondo, tra quelli visitati. Questo, tra i tanti, ci ha in parte rubato il cuore e, in parte, onestamente, ci ha anche raccontato una certa facilità e semplicità di approdo. Essendo un luogo remoto, ma in realtà parte dell’Europa, per chi arriva come noi dal continente europeo ci ha aiutato a non avere tutta una serie di difficoltà che avremmo incontrato anche in altri Paesi.

Sigfrido:Il fatto di poter prendere la residenza senza grossi problemi è stato uno dei maggiori vantaggi. Diciamo che ci è sembrato un posto sufficientemente esotico per quello che stavamo cercando, ma non molto complicato come altri, che ti richiedono sforzi diversi per fare tutte quelle pratiche amministrative che servono per spostarsi.

Ma poi, in realtà, quando siamo arrivati qua per la prima volta, durante un viaggio di vacanza nel 2012, ci siamo un po’ innamorati del posto per vari motivi. Un po’ perché, da bravi torinesi, amiamo le montagne e le isole di solo mare ci mettono un po’ di inquietudine: dobbiamo girarci e vedere una sommità di qualche cosa. EPico, l’isola vulcanica di fronte a Faial, aiuta da quel punto di vista.

Poi Faial, rispetto ad altre isole delle Azzorre, ha delle infrastrutture, come l’ospedale, un po’ più evolute, visto che non siamo più dei ragazzini.

Insomma,una via di mezzo tra la poesia e la pragmaticità.

Le Azzorre e Faial, con la loro natura potente, sono una terra viva. Come è cambiata la vostra vita? Quali sono le difficoltà e le libertà di vivere alle Azzorre?

Vivere alle Azzorre: ilha do picoSigfrido:È cambiata abbastanza radicalmente, devo dire. Intanto noi veniamo da una città con quasi un milione di abitanti. Faial è grande grossomodo quanto Torino, ma di abitanti ne ha 15 mila.

Sostanzialmente, quando esci, ti ritrovi in un posto con tanti spazi e con molte meno persone e confusione, ma, nello stesso tempo, con molti meno servizi. Quindi la prima cosa ècambiare mentalità: le cose che sono abituato a comprare tutti i giorni recandomi in un determinato negozio, qui non sempre sono immediatamente reperibili.

A volte ti serve qualcosa che non c’è e devi aspettare che arrivi, perché le Azzorre sono rifornite da navi cargo che arrivano periodicamente. Non voglio dire che non ci siano le cose di base, ma un po’ più di difficoltà da quel punto di vista esiste.

Nello stesso tempo, ci sono un po’ più di rapporti umani, che avevamo perso vivendo in una grande città. Dopo aver imparato a parlare un po’ di portoghese, la gente è piuttosto disponibile e c’è molto piùun rapporto da paese.

Valeria:È interessante per noi aver ritrovato, nella verità, un rapporto con la natura. Noi, nella nostra storia, sia personale sia di scelta nei nostri viaggi attorno al mondo, abbiamo sempre cercato cultura e natura.

Se si sceglie un posto così piccolo ed estremo, pur avendo, come diceva Sigfrido, tutta una serie di vantaggi e servizi essendo in Europa, è comunque tutto parametrato a una realtà come noi potremmo immaginare un piccolo paese italiano negli anni ’70.

Devi fare molta ricerca, devi accettare molte assenze e difficoltà, però c’è unapresenza della natura veramente forte, che è quello che stavamo cercando.

Presenza della natura anche dal punto di vista del clima: siamo fuggiti dai caldi torridi di questi ultimi anni dell’Europa continentale, ma queste isole sono soggette, e saranno sempre soggette, a una sorta di tempesta di microclimi quotidiani. Qua ci sono l’umidità e le piogge frequenti.

Questo ci fa tornare a un’accettazione di quello che èla natura vera intorno a noi.

Avete anche trasformato la vostra passione di viaggiatori in un progetto turistico. Quale turismo state cercando di fare e quale turismo avete trovato?

Casa aguaplanoigfrido:Quando siamo arrivati a Faial abbiamo acquistato una casa e l’abbiamo ristrutturata per abitarci. Aveva un annesso di 35 metri quadrati che stiamo dando in affitto, mentre un’altra struttura l’abbiamo presa quando era un rudere. Appena sarà pronta, siamo indecisi se affittarla nello stesso modo o darla in affitto per brevi periodi a persone che vogliono provare avivere alle Azzorre.

Il tipo di turismo che stiamo cercando di fare è quello di qualche tempo fa, prima di internet, quando andavi in B&B e stavi con le famiglie. Invece ora, quando vai spesso e c’è il codice per entrare.

Per questo non ci siamo messi sulle grandi piattaforme, ma lo stiamo promuovendo attraverso i nostri siti, comeitalianialleazzorre.comeaguaplano.org, il sito creato 20 anni fa per descrivere i nostri viaggi.

Inoltre abbiamo creato, facendoci un piccolo business, una piccola piattaforma,guidetotheazores.pt, dove, oltre alle nostre offerte, mettiamo anche quelle di partner rigorosamente locali, in modo da poter sottrarre una piccola parte del turismo a queste grandipiattaforme, sulle quali arrivano il 90% delle prenotazioni.

Valeria:Questo era un po’ il senso di ritrovare anche noi, nel nostro tentativo di ricostruirci un pezzo di vita qui, costruire qualcosa che sia sempre legato al turismo, ma molto legato al locale.

Cioè, il nostro B&B è a casa nostra, che è attaccata allo spazio che noi affittiamo, nel rispetto della privacy di chi viene da noi, ma con un’offerta di condivisione delle nostre esperienze e degli spazi comuni, e non uno spazio anonimo e un po’asettico.

Stessa cosa per queste altre proposte che cerchiamo di condividere con tutti quelli che ci seguono: l’obiettivo è ridare un po’ di ossigeno alle attività locali del posto in cui viviamo. Non i grandi, ma ipiccoli locali che faticano a trovare il loro spazio.

Sigfrido:Nella piattaforma che abbiamo fatto selezioniamo i partner in base al fatto che, intanto, siano effettivamente residenti alle Azzorre, in modo che i soldi delle tasse rimangano qua.

Poi che abbiano un’etica del luogo, la conoscenza della cultura e della natura locali. Non semplicemente:ti porto in giro con la barca e ti faccio vedere le balene, magari anche un po’ troppo da vicino.

Ad ogni modo, senza fare della retorica, devono avere unminimo di rispetto della natura e della cultura locale.

Secondo la vostra esperienza, come vivono gli Azzoriani questo loro essere in mezzo a un oceano?

ilha do faialSigfrido:Gli abitanti di ogni isola hanno caratteristiche piuttosto differenti.Faial, per esempio, non è conosciuta per essere quella più amichevole, mentre la vicinaPicolo è: i suoi abitanti sono molto tranquilli nell’approccio.

Gli abitanti di Faial ricordano un po’ gli abitanti del Nord Italia; se vogliamo, proprio i piemontesi. Hanno un atteggiamento diffidente o riservato, soprattutto all’inizio, ma poi si sciolgono.

L’isolamento fa sì, per esempio, che ci sia una gastronomia limitata, buona ma poco varia. L’accesso alla cultura è fondamentalmente attraverso la TV e internet, anche se ci sono festival ed eventi; però, rispetto al Portogallo continentale, siamo lontani anni luce.

Gli Azzoriani descrivono il Portogallo come«il continente», come un posto di cui non fanno parte.

Valeria:Secondo me gli Azzoriani vivono questa realtà di isolamento in maniera bivalente: da un lato con grande orgoglio e, dall’altro, con una grande frustrazione o con una sorta di complesso di inferiorità.

Quindi affiancanol’orgoglio alla frustrazione, al sentire la mancanza di altro.

Sigfrido:A Faial, in particolare, a causa dell’emigrazione provocata da una grossa eruzione vulcanica del 1957, quella che ha creato ilvulcano di Capelinhos, molte persone furono costrette a partire.

L’eruzione ha coperto di cenere gran parte dell’isola e le persone, all’epoca, non avevano più niente con cui sostentarsi. Tantissimi sono emigrati negli Stati Uniti, alcuni in Canada.

Per cui c’è una cultura del ritorno dagli Stati Uniti che è curiosa. Quelli che sono tornati hanno questa dualità trale radici azzoriane, chiuse e strette, e quelle americane, più aperte.

Vivere alle Azzorre: Peter CafèÈ curioso entrare in un bar e sentire due persone che si parlano con l’accento di Boston. Questo è un aspetto che rende più cosmopolita l’isola di Faial. E poi c’è lamarina di Horta, la capitale, che fa arrivare barche un po’ da tutto il mondo.

C’è l’iconicoPeter Café Sport, che è tuttora attivissimo nonostante abbia più di 100 anni. Chi passa da Horta e non va lì commette un delitto, perché comunque i muri trasudano centinaia di storie.

Ci arrivavano le baleniere prima, poi sono arrivati i primi velieri, poi, adesso, le imbarcazioni da diporto di tutti i tipi: da giganteschi yacht a barchette che attraversano l’Atlantico con due vele.

Indubbiamente è un postomolto interessante, molto curioso.

L’attuale afflusso turistico è composto da amanti della natura o ci sono anche persone che c’entrano poco con le Azzorre?

vivere alle Azzorre turismo di massaValeria:I primi anni che noi siamo arrivati a Faial avevamo ancora la percezione di un turismo molto selezionato, anche perché alla base c’è una difficoltà ad arrivare qua.

Raramente si trovano voli diretti. Per visitare le Azzorre devi fare un volo con scalo a Lisbona o Porto, per poi prendere un secondo volo. In più, c’è una logistica tra le nove isole che è praticamente tutta tramite voli aerei interni.

Le persone che vengono da fuori immaginano un arcipelago di isolotti uno attaccato all’altro. Così non è: quindi l’aereo è un mezzo obbligato anche per i locali, tranne che per tre isole del gruppo centrale:Faial, Pico e São Jorge, che hanno una linea stabile di traghetti.

Sempre nei primi anni chi arrivava qua, nell’80-90% dei casi, erano persone che venivano a cercare questo luogo e sapevano già dove stavano andando.

Negli ultimi tempi, come del resto in ogni parte del mondo, si è aperta, grazie al web, la possibilità di conoscere posti remoti, che spesso fa arrivare qua persone non preparate.

C’è stato un momento in cui, da alcuni luoghi del continente, alcune compagnie low cost hanno creato dei voli diretti, almeno verso l’isola più grande,São Miguel, senza la difficoltà dello scalo.

Questo ha portato del turismo impreparato ma, come percentuale, è ancora basso: i turisti preparati sono sempre la maggioranza.

Però ci è capitato, sempre in questi ultimi anni, di sentire di persone che erano arrivate qui cercando un luogo di spiagge o che non capivano perché non ci fosse posto nei pochi ristoranti aperti e non sapevano dove andare a mangiare. Altri che chiedevano dove andare a ballare.

Ecco, almeno fino a ogginon è il posto per quello.

caldeira faialQua si viene per godere della natura, per avere questa esperienza incredibile della montagna/vulcano da un lato e dell’oceano dall’altro. Un po’ come stare un po’ in montagna e un po’ al mare e vivere una terra giovane, dove la parte vulcanica è preponderante.

Il colore della terra nelle caldere che puoi andare a visitare, i musei che ti raccontano la nascita delle Azzorre…

Quindi, ricapitolando,il turismo consapevole rimane preponderante, ma c’è tuttavia una piccola parte di turismo impreparato.

Sigfrido:Ci sono delle pressioni, pur comprensibili, per allungare la pista di atterraggio dell’isola di Faial e di quella di Pico, perché in questo momento non possono atterrare aerei internazionali che invece possono atterrare a São Miguel e Terceira.

Onestamente non so se questa potrebbe essere una cosa buona oppure no. Porterebbe sicuramente più gente ma, come diceva prima Valeria, il problema è quando arrivano persone che hannoun’aspettativa diversa dalla realtà.

Noi speriamo che il turismo rimanga come è adesso: un numero sufficiente perché possa contribuire all’economia della gente del posto.

Non dimentichiamo che le Azzorre erano un posto estremamente povero fino a solo30 anni fae il turismo sicuramente ha aiutato.

Qui il turismo deve rimanereconsapevoleed evitare di finire come altri posti dove c’è il fenomeno dell’overtourism.

Il fatto di non arrivare direttamente sicuramente aiuta.

Secondo voi, il turismo sostenibile è la via maestra per mantenere un equilibrio che coniughi il benessere della popolazione locale con la preservazione della natura?

turismo sostenibileValeria:Direi di sì. Dal punto di vista concettuale è quello ma, in più, questi nove scogli in mezzo all’oceano non potrebbero reggere altro, perché si andrebbe a distruggere un equilibrio. Non ci sono spazi cuscinetto in cui un intervento più aggressivo potrebbe essere retto da luoghi così piccoli.

Sigfrido:Per esempio, se tu hai una stradina che si inerpica per arrivare in un punto dove c’è una vista pazzesca, se ci fossero centinaia di auto e pulmini, la poesia sarebbe rovinata.

Valeria:Qua c’è una convivenza molto stretta tra il turista che arriva, di tutte le nazionalità, e la realtà rurale. Le strade di cui parlava Sigfrido sono le stesse che usano i contadini, che quindi verrebbero occupate, mettendoli in difficoltà nel loro lavoro quotidiano e rompendo, anche in questo caso, un equilibrio.

Sigfrido:Noi siamo ben contenti che il turismo continui, perché ha portatodei vantaggi alle persone locali. Bisogna stare attenti che non diventi qualcosa di fastidioso e insopportabile, come quando appaiono le scritte che abbiamo visto alle Canarie, e questo spero che non succeda mai.

Un modo è quello di evitare voli diretti, che sono una delle cause principali del proliferare di un turismo poco adatto al luogo.

Spero che non allunghino mai la pista di atterraggio di Faial. Perché si può arrivare lo stesso, ma ci devi mettere un po’ di impegno.

Non devono venire perché«costa meno»o«ci sono le spiagge libere»:le Azzorre sono altro.

Quando tornate in Italia, dopo un periodo passato a vivere alle Azzorre, che sensazione avete?

Sigfrido:È vero, quando torniamo in Italia ci sentiamo un po’ fuori luogo, ma recuperiamo anche il piacere delle nostre radici.

Valeria:Ma è qualcosa che perdiamo molto in fretta, per tutta una serie di motivi. Dopo un po’ di anni che stai qua, ogni volta che torniamo in Italia – e questa è una sensazione che abbiamo riscontrato entrambi – facciamo fatica a respirare, cioè proprio a sentire l’odore dell’inquinamento che qua non sentiamo.

Facciamo fatica a gestire il livello diinquinamento acusticoche abbiamo in Italia, che qua è inesistente. Il troppo affollamento umano, la troppa vicinanza che non lascia spazio… Facciamo fatica a non vedere tutto questo verde e a stare in mezzo al cemento.

Sigfrido:Poi va anche detto che, quando arrivi in Italia, anche se siamo del Nord, bisogna riconoscere l’abbondanza di scelta del cibo.

Lo dico a chi si vuole trasferire qua:«Preparartevi riempiendo le valigie di parmigiano e pecorino, la solita valigia dell’emigrante».

Ogni tanto è possibile trovare qualcosa, ma per il resto… D’altra parte, non si può pretendere di andare troppo lontano dal vostro Paese e cercare le stesse abitudini. Alcuni cercano di farlo, ma non è proprio l’ideale.

Valeria:Avendo tanta natura, stiamo cercando di fare qualcosa per noi. Abbiamo una piccola serra e un piccolo orto: stiamo cominciando a tornare alla terra e al rapporto con la natura, producendoci una parte del nostro cibo.

Sigfrido:Oppure, contattando i piccoli produttori locali, stiamo crescendo, non solo per noi, ma anche per vendere.

Diverse coppie giovani hanno aperto dellefarm bio. Ci sono anche piccoli laboratori locali di pasticceria e panetteria, produttori di formaggi. Ci siamo creati una rete che, alla fine, va più che bene.

Descriveteci la vostra giornata tipo a Faial

faial vita ruraleSigfrido:È vero, quando torniamo in Italia ci sentiamo un po’ fuori luogo, ma recuperiamo anche il piacere delle nostre radici.

Valeria:Ma è qualcosa che perdiamo molto in fretta, per tutta una serie di motivi. Dopo un po’ di anni che stai qua per un po’, ogni volta che si torna in Italia – e questa è una sensazione che abbiamo riscontrato entrambi – facciamo fatica a respirare, cioè proprio fatica a sentire l’odore dell’inquinamento che qua non sentiamo.

Facciamo fatica a gestire il livello diinquinamento acusticoche abbiamo in Italia, che qua è inesistente. Il troppo affollamento umano, la troppa vicinanza che non lascia spazio… Facciamo fatica a non vedere tutto questo verde e stare in mezzo al cemento.

Sigfrido:Poi va anche detto che, quando arrivi in Italia, anche se siamo del Nord, bisogna riconoscere l’abbondanza di scelta del cibo.

Lo dico a chi si vuole trasferire qua:«Preparartevi riempiendo le valigie di parmigiano e pecorino, la solita valigia dell’emigrante».

Ogni tanto è possibile trovare qualcosa, ma per il resto… D’altra parte, non si può pretendere di andare troppo lontano dal vostro Paese e cercare le stesse abitudini. Alcuni cercano di farlo, ma non è proprio l’ideale.

Valeria:Avendo tanta natura, stiamo cercando di fare qualcosa per noi. Abbiamo una piccola serra e un piccolo orto: stiamo cominciando a tornare alla terra e al rapporto con la natura, producendoci una parte del nostro cibo.

Sigfrido:Oppure, contattando i piccoli produttori locali che stanno crescendo.

Diverse coppie giovani hanno aperto dellefarm bio. Ci sono anche piccoli laboratori locali di pasticceria e panetteria, produttori di formaggi. Ci siamo creati una rete che, alla fine, va più che bene.

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Last Updated: 06/10/2026Categories:Go Green!,GreenStyle,Interviste

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