Facciamo una breve presentazione: chi sei, qual è il tuo percorso e come sei finita a vivere e lavorare alle Isole Lofoten?
Ho iniziato il mio percorso alle Isole Lofoten nel 2018. Sono originaria del sud della Campania, precisamente del Cilento, quindi provengo da un contesto completamente diverso rispetto a quello che ho trovato lì. Tuttavia, ho sempre avuto un forte fascino per il Nord Europa e, in particolare, per la Norvegia.
L’occasione è arrivata quando una persona che conoscevo stava per trasferirsi alle Lofoten e mi ha proposto di unirmi a lei per questa esperienza. In quel periodo mi trovavo tra due lavori e non avevo ancora ben chiaro cosa volessi fare nella vita, così ho deciso di partire.
Ho preso un appartamento in affitto a Borg (Bøstad), un paese situato al centro delle Lofoten, lungo la strada principale che attraversa l’arcipelago. Una volta arrivata, parlando con il proprietario della casa delle mie esperienze lavorative — sempre legate al turismo — è emersa la possibilità di lavorare in un museo locale.
Fu proprio lui a segnalarmi questa opportunità. Ebbi fortuna: cercavano personale e, dopo un breve colloquio, mi assunsero quasi subito. Si trattava del Lofotr Viking Museum, il museo dei Vichinghi. È stata un’esperienza durata quasi sette anni.
Parli quindi norvegese?
All’inizio me la sono cavata con l’inglese, ma col tempo ho dovuto necessariamente imparare il norvegese, soprattutto durante il periodo del Covid-19, quando la quasi totalità dei turisti era composta da norvegesi.
Ho iniziato ad apprenderlo partendo dalle situazioni quotidiane, come fare la spesa o gestire il lavoro alla cassa. È stato un apprendimento in parte forzato, ma anche spinto da un interesse personale: mi piaceva impararlo.
Cosa ti aspettavi prima di partire e cosa hai trovato? Cosa ti ha spinta a rimanere?
Mi affascinava l’idea del cosiddetto ordine norvegese, della sicurezza e della correttezza. E, in effetti, è proprio quello che ho trovato: tranquillità, sicurezza e ordine, ma non freddezza.
Spesso si parla della presunta freddezza delle persone del Nord Europa, ma la mia esperienza è stata diversa. Ho incontrato persone molto accoglienti, magari un po’ riservate a tratti, ma sempre gentili. Io mi sono sempre trovata molto bene, ed è anche questo che mi ha spinta a restare.
Cosa ti ha stupito maggiormente delle Lofoten?
Sicuramente i paesaggi: c’è una natura ancora incontaminata e maestosa. Le montagne si affacciano su un mare cristallino, creando scenari davvero spettacolari. È qualcosa che oggi, tornata in Italia, mi manca molto: svegliarmi, aprire la finestra e trovarmi davanti quei panorami.
La cosa più difficile, invece, è stata adattarmi al silenzio. È un silenzio davvero profondo. Io vengo da una famiglia numerosa del sud Italia, da una cittadina vivace, con case vicine e strade affollate. Quando sono arrivata alle Lofoten, era gennaio: ero circondata dalla neve, con pochi vicini e molto distanti tra loro, immersa nel buio e in un silenzio quasi totale.
Inoltre, in Norvegia ci sono molte auto elettriche, quindi anche il rumore del traffico è più ovattato. All’inizio ho avuto difficoltà ad adattarmi a questa condizione, ma con il tempo ho imparato ad apprezzarla profondamente. Tornando in Italia, dove tutto è più veloce e rumoroso, quel silenzio a volte mi manca.
Vivendo in un luogo così particolare, immagino che cambi il rapporto con la natura e il tempo. Cosa hai interiorizzato in tal senso?
Ho imparato che il concetto di giorno e notte non è così scontato. Durante l’inverno c’è la notte polare, mentre in estate le giornate non finiscono mai: c’è il famoso sole di mezzanotte.
Non avevo mai immaginato che potesse esistere un luogo con un’estate senza notte. Per esempio, durante la notte di San Lorenzo, con le nostre “stelle cadenti”, lì non si vedono, perché non c’è buio.
Questo rapporto tra luce e oscurità è stato per me molto particolare e affascinante da vivere. Un altro aspetto che ho imparato ad apprezzare è il contatto con la natura: i norvegesi amano passeggiare in montagna, praticando trekking ed escursioni alla portata di tutti.
Gli abitanti delle Lofoten si sentono diversi dal resto dei norvegesi? Hanno delle tipicità di cui vanno orgogliosi?
Sono molto orgogliosi delle loro isole. La differenza più marcata rispetto al resto dei norvegesi è che sono più accoglienti e aperti.
Diciamo che probabilmente sono stata fortunata, ma mi è capitato spesso di essere invitata a casa di persone locali e di trovarmi in contesti molto famigliari, pur non avendo grande confidenza.
Anche a livello affettivo ho creato legami profondi: ho tanti amici lì e, anche se non vivo alle Lofoten da più di un anno, li sento ancora molto vicini.
Lavorando al museo dei Vichinghi avrai appreso un po’ di storia ed economia locale…
Fondamentale è la lavorazione del merluzzo, che diventa stoccafisso, di cui l’Italia è il primo acquirente. Storicamente, quindi, la pesca è stata centrale, ma negli ultimi anni il turismo sta crescendo sempre di più.
Proprio negli anni in cui sono stata lì ho visto un aumento significativo dei visitatori, con uno sviluppo anche del turismo invernale legato all’Aurora Boreale, le “luci del nord”
Uno dei grandi problemi degli italiani all’estero è il cibo. Per te com’è andata? Ci sono molti italiani alle Lofoten?
A parte il fatto che le mie valigie erano sempre piene, devo dire che si trova più o meno tutto. I supermercati sono ben forniti, anche se i prezzi sono diversi.
C’è anche una piccola comunità di italiani: tra di noi ci siamo sempre organizzati con cene e momenti conviviali, quindi sotto questo aspetto non è mai mancato nulla.
Concludendo, da “italiana all’estero” che è riuscita a integrarsi sia con i locali sia con la comunità italiana: la tua esperienza è stata positiva?
Assolutamente sì. Mi sono sentita accolta e integrata nella comunità in cui vivevo.
Ci sono stati momenti, come durante le feste nazionali, in cui non mi sentivo completamente coinvolta, ma nel complesso mi considero fortunata: ho avuto amici del posto che mi invitavano a casa e mi facevano vivere da vicino tradizioni tipicamente norvegesi.
Come vedono i norvegesi l’Italia? Perché sei tornata in Italia?
Più in generale, tutta l’Europa del Sud viene chiamata “Syden”, ed è utilizzato come espressione per intendere proprio andare in vacanza al sud in un posto caldo
Mi mancava stare vicino alla mia famiglia e ho sentito che era il momento giusto per tornare.
Tuttavia, una parte di me è rimasta lì: è come se avessi ancora un piede alle Lofoten.
Consiglierei a tutti, almeno una volta nella vita, di provare a vivere in un luogo diverso, immersi in una cultura differente. È un’esperienza che arricchisce profondamente.
Mi porto dietro la bellezza di una natura potente e la possibilità di aver conosciuto un’altra cultura in un contesto internazionale come quello del museo, che a sua volta ti apre a molte altre realtà.
Tutto questo ti aiuta ad avere una mente più aperta verso il prossimo.



