Islanda, oltre i paesaggi: natura, storia e identità di un popolo

Islanda natura e cultura

Pubblicato il: 24 Marzo 2026

Autore: Natural Mania

Intervista a Roberto Luigi Pagani, autore del blog ‘Un italiano in Islanda’e docente all’Università d’Islanda

esperto in manoscritti medioevaliCi sono posti al mondo che, più di altri, per la loro collocazione geografica evocano un rapporto costante e profondo con la natura. Uno di questi è senz’altrol’Islanda. Questa isola, posta all’estremo nord del continente europeo, richiama alla mente di moltighiacciai, geyser e vulcani, oltre a un rapporto estremo con una natura in costante movimento e mutamento, che la rende un luogo unico e affascinante.

Mal’Islanda non è solo questo. È anche la storia di un popolo antico e complesso, abituato più di altri ad adattarsi a una natura viva e in continua evoluzione.

Per capirne di più abbiamo contattatoRoberto Luigi Pagani, italiano originario di Cremona che vive in Islanda dal 2014, autore del blogUn italiano in Islanda, docente dilingua, grammatica e paleografia islandese— lo studio dei manoscritti medievali — presso l’Università d’Islanda, oltre che scrittore.

Roberto Luigi Pagani ci ha raccontatola “sua Islanda”: una terra che non è soltanto natura spettacolare, ma anchecultura e storia di un popolo antico e fiero.

Durante l’intervista abbiamo affrontato diversi temi: dall’impatto delturismo di massa, che negli ultimi anni ha scoperto l’isola, al rapporto dell’Islanda conl’Europa e il resto del mondo, fino alla questione delcambiamento climatico, particolarmente visibile in queste terre.

Di seguito l’intervista in formato testuale, mentre sul nostrocanale YouTube — a cui vi invitiamo a iscrivervi — è disponibile anche la versione audio-video.

Parliamo innanzitutto di come sei arrivato in Islanda e delle ragioni che ti hanno spinto a restarci.

Docente universitario università dell'Islanda

Francesco Luigi Pagani è un esperto di manoscritti medioevali islandesi.

Sono venuto qui inIslandadodici anni fa per studiare. Ero interessato a un corso distudi medievali, perché l’Islanda possiede una cultura medievale estremamente ricca e sofisticata che desideravo approfondire nel mio percorso accademico. Successivamente ho deciso di rimanere.

Ho intrapreso undottorato in Storia della lingua islandesee mi sono specializzato nello studio deimanoscritti medievali islandesi. Il mio progetto di ricerca si è concentrato sulladatazione dei testi del tardo Medioevo islandese.

Nel frattempo ho svolto diverse attività: ho insegnatoitaliano all’Università, mentre oggi insegnoislandese moderno e manoscritti medievali islandesi. Mi sono occupato anche di numerosetraduzionie ho pubblicato laguida sull’Islanda per National Geographic.

Parallelamente ho svolto moltadivulgazione culturalesui social e nei media italiani. Inoltre mi sono occupato dirapporti istituzionali con la Camera di Commercio Italo-Islandese. In sostanza cerco di fare daponte culturale tra l’Italia e l’Islanda.

Lanatura islandese, devo dire, rappresenta una fortissima attrattiva per molte persone, ma non è stato questo il motivo principale che mi ha portato qui. Naturalmente anch’io ho sempre subito il fascino della natura estrema di questo Paese, ma ciò che mi ha richiamato più di tutto è stata lacultura islandese.

È proprio su questo punto che cerco spesso di insistere: molte persone sono attratte soprattutto dalla natura, mentre lacultura islandesetende a passare in secondo piano. Questo è un problema, perché quando si tratta di investire nelmarketing turistico, i fondi destinati alla cultura sono spesso limitati. Le autorità temono che non porti risultati, pensando che i turisti siano interessati soltanto ad altro.

In realtà bisognerebbe cercare direindirizzare la domanda. Un esempio semplice: recentemente è stato aperto ilMuseo dei manoscritti, vicino al Museo Nazionale. I manoscritti medievali rappresentano i verimonumenti culturali dell’Islanda. Per gli islandesi sono l’equivalente di ciò che per noi italiani sono ilColosseo o la Torre di Pisa.

Si tratta di una mostra interattiva molto bella, ma fa fatica ad attirare visitatori, perché la maggior parte delle persone viene in Islanda soprattutto per vedere la natura.

Questo, però, non dipende da una mancanza di cultura islandese, bensì da unascarsa conoscenza. Non si può attribuire la colpa agli stranieri se non hanno idea di cosa offra la cultura islandese, quando lo Stato e gli enti del turismo promuovono l’Islanda quasi esclusivamente attraverso lanatura.

Cerchiamo di inquadrare in un tutt’uno i fattori culturali e sociali che legano gli islandesi alla natura. Ci puoi raccontare questo rapporto?

Il rapporto degliislandesi con la naturaè in realtà piuttostoambivalente. Dal punto di vista istituzionale e dell’immagine che il Paese ama promuovere, c’è una grande attenzione verso letematiche ambientali. L’Islanda viene spesso presentata come un modello di sostenibilità, legato all’uso dienergie rinnovabili, come la geotermia e l’idroelettrico.

Nella vita quotidiana, però, la situazione è più complessa. L’islandese medio non è necessariamente particolarmente ecologista e, da questo punto di vista, può emergere anche una certacontraddizione. Gli islandesi parlano molto dicambiamento climatico, di lotta all’inquinamento e di energia pulita, ma poi nella vita di tutti i giorni l’uso dell’automobile è molto diffuso.

La città diReykjavík, ad esempio, ha un problema costante ditraffico, congestione e inquinamento da polveri sottili. Questo fenomeno diventa particolarmente evidente quando si verificano lunghi periodi senza pioggia o neve, come è accaduto quest’anno durante l’inverno. Abbiamo avuto una stagione insolitamente secca, qualcosa che personalmente non avevo mai visto in Islanda neppure in estate.

Questa situazione ha favorito l’accumulo dipolveri sottilianche per un’altra ragione: molti veicoli utilizzanopneumatici chiodatiper affrontare eventuali condizioni di ghiaccio e neve in inverno. Tuttavia, questi pneumatici tendono atriturare l’asfalto, generando ulteriore polvere nell’aria.

Anche sul fronte dellaraccolta differenziatal’Islanda, per molto tempo, è stata indietro rispetto ad altri Paesi europei. Quando sono arrivato qui dodici anni fa, ad esempio, nei supermercati non esistevano ancoraborse di plastica riciclatae la raccolta differenziata non era diffusa come oggi.

La situazione ha iniziato a cambiare soprattutto nell’ultimo decennio: la differenziazione dei rifiuti è stata introdotta progressivamente e la raccolta dell’organicoaReykjavíkè stata avviata solo circa quattro anni fa.

Da un lato, quindi, l’Islandaè molto brava a promuovere l’immagine di un Paese fondato suenergia pulita, geotermia e idroelettrico. Dall’altro lato, se si osservano i comportamenti concreti della vita quotidiana, emergono diversecontraddizioni.

Gli islandesi sono perfettamente consapevoli delprestigio internazionaleche deriva dall’immagine di Paese ecologico e sostenibile, e per questo insistono molto su questa narrativa. Tuttavia, se si guarda alla realtà dei comportamenti individuali, non sempre questa immagine corrisponde pienamente alla pratica quotidiana.

L’isola da qualche anno è entrata nei circuiti internazionali del turismo. Che cambiamenti ci sono stati in tal senso?

turismo di massa islanda

Foto di Fahad AlAni

Ci sono staticambiamenti enormi. L’Islanda di oggi non è la stessa di dodici anni fa e neppure quella di venti o trent’anni fa. Le trasformazioni sono state rapidissime.

Reykjavík, in particolare, si è espansa a un livello incredibile e lapopolazione stranieraha ormai quasi raggiunto il20%del totale. Questo crea anche alcune difficoltà dal punto di vista linguistico, perché mancano ancora infrastrutture e servizi adeguati per insegnarela lingua islandese, che non è semplice, a chi arriva dall’estero.

Allo stesso tempo sono aumentati moltissimoristoranti e alberghi. Reykjavík è diventata quindi molto più dinamica dal punto di vista dell’offerta: oggi ci sono piùeventi, attività culturali e opportunità di intrattenimento. In questo senso ci sono stati anche aspetti positivi.

Un altro fenomeno molto evidente è stato ilboom delle spa e delle terme di lusso. Una volta esistevano soprattutto pozze naturali di acqua calda, spesso fangose e con acqua non sempre pulita, dove le persone facevano il bagno e uscivano magari coperte di alghe. Oggi invece si trovanospa di alto livello un po’ ovunque nel Paese, molto frequentate sia dai turisti sia dagli stessi islandesi.

Anche leinfrastrutture stradalisono cambiate molto. Quando sono arrivato in Islanda, alcune strade principali non erano ancora asfaltate. Oggi la strada che circonda l’isola, laRing Road(Route 1 / Hringvegur), è completamente asfaltata, e il numero di altre strade asfaltate continua ad aumentare.

Sono stati costruiti anchepiù parcheggi, ma allo stesso tempo sono aumentaterecinzioni, delimitazioni e sistemi di pagamentoper l’accesso ad alcune aree. Per molti islandesi questo rappresenta un piccolo trauma culturale, perché erano abituati a parcheggiare liberamente e gratuitamente per accedere alla natura.

Oggi, però, con l’aumento dei visitatori è stato necessariogestire i flussi turisticicostruendo parcheggi e servizi. Se i turisti arrivano in un luogo e non trovanocestini o bagni pubblici, spesso finiscono per lasciare rifiuti o utilizzare la natura come toilette improvvisata. Per questo motivo è stata realizzata unadiffusa rete di infrastrutturein molte aree naturali dell’isola.

Ci sono, immagino, delle differenze tra un islandese di Reykjavík e uno che vive in zone più remote?

Esiste anche in Islanda una certa differenza tracittà e campagna. Come accade in molti altri Paesi del mondo, le aree rurali tendono a esserepiù conservatricirispetto ai centri urbani.

Anche ilcarattere delle personepuò risultare leggermente diverso. Chi vive lontano dalla città tende a essere piùtaciturno, ma in generale gli islandesi che abitano nelle zone rurali sono comunqueamichevoli e festaioli.

Il rapporto con ilturismoe con i cambiamenti che questo ha portato dipende molto dalleopinioni individualie dal carattere delle persone. Ci sono islandesi che vivono nelle aree rurali e che vedono il turismo in modo positivo, perché in molti casi ha portatobenessere economico e nuove opportunità di lavoro.

Altri, invece, hanno percepito questi cambiamenti come unosconvolgimento dei ritmi di vita tradizionalie guardano al turismo con maggiore diffidenza.

In ogni caso è importantenon generalizzare: le reazioni variano molto da persona a persona e vanno comprese considerando lesingole esperienze individuali.

Gli islandesi si sentono europei? Percepiscono un’appartenenza non solo geografica ma anche culturale al vecchio continente oppure si considerano un popolo a sé?

Islanda EuropaAnche in questo caso la risposta dipende moltodalla storia personale e dalle esperienze individuali. Ci sono islandesi che hanno trascorso periodi di studio negliStati Unitie che hanno quindi sviluppato un rapporto più forte con il mondo americano. Altri, invece, hannoparenti in Danimarcao legami con altri Paesi dellaScandinavia, e per questo motivo si sentono più vicini a quell’area culturale.

Ci sono poi persone che hanno studiato o trascorso periodi di vita in altri Paesi dell’Unione Europea, oppure che viaggiano spesso in Europa — per esempio inSpagna— e che quindi sviluppano un maggiore senso di appartenenza al contesto europeo.

In questo senso non è molto diverso da ciò che accade inItalia: ci sono italiani che si sentono particolarmente vicini ai francesi perché la loro storia personale li ha portati a vivere o lavorare in Francia, mentre altri nutrono sentimenti molto diversi.

Anche tra gliislandesiesiste quindi una grande varietà di percezioni individuali.

A livelloistituzionale e politico, però, si cerca spesso di inserire l’Islanda all’interno di una più ampiacostruzione nordica. Per questo motivo si sente frequentemente parlare di“fratelli norvegesi”o“fratelli scandinavi”. Tuttavia, se si chiede direttamente a un islandese cosa pensa di queste definizioni, la risposta non sempre coincide con questa narrativa ufficiale.

Molti islandesi, ad esempio, descrivono inorvegesicome persone piuttosto diverse da loro. Spesso li percepiscono come piùchiusi, freddi e distanti, mentre gli islandesi tendono a essere piùsocievoli e chiacchieroni. In Islanda è abbastanza comune parlare con chiunque, anche con persone sconosciute.

Dal punto di vista culturale esistono quindi differenze anche nello stile comunicativo: gli islandesi tendono a parlare in modo spontaneo, talvolta sovrapponendosi nelle conversazioni, mentre i norvegesi sono spesso piùtimidi e riservati, prendono pause più lunghe nel dialogo e possono essere più cauti nell’approccio con gli estranei.

Per questo motivo molti islandesi si percepiscono, in una certa misura, come unpopolo con caratteristiche proprie, anche se inserito nel contesto più ampio dell’Europa e del Nord Atlantico.

Cambiamo argomento. Prima ci hai accennato all’inverno 2025 come particolarmente mite e senza pioggia. Si percepisce anche in Islanda il cambiamento climatico? In che termini?

In generale direiassolutamente sì. Tuttavia ogni inverno in Islanda è estremamente diverso dall’altro e non esiste una vera costante. Proprio per questo motivo molte persone mi chiedono:«Ho prenotato un viaggio per febbraio o per giugno: che tempo troverò?».

La mia risposta è sempre la stessa:non lo so, e in realtà non lo possono dire nemmeno le medie climatiche di lungo periodo. Le medie sono appunto delle medie, ma quando si arriva in un determinato momento dell’anno si possono incontraresituazioni molto estreme.

Per fare un esempio concreto: neldicembre del 2022a Reykjavík si registrarono temperature di–13° o –16°a metà mese. Invece nell’inverno appena passato, nel dicembre 2025, si sono registrate temperature completamente diverse:+10° nella capitalee addirittura+19° in alcune zone dell’est del Paeseattorno al periodo di Natale.

In quel caso il fenomeno è stato favorito dalla presenza diventi di föhn, che scendendo dalle montagne scaldano l’aria nelle valli e possono provocare improvvisi aumenti di temperatura.

AReykjavík, inoltre, abbiamo avuto per tuttodicembre, gennaio e quasi tutto febbraioun clima molto particolare:sole costante e quasi nessuna neve. La neve è arrivata solo pochi giorni fa.

Allo stesso tempo si è verificato un evento insolito: trafine ottobre e inizio novembre 2025c’è stata unanevicata eccezionale, qualcosa che normalmente non accade in quel periodo dell’anno. Subito dopo, però,novembre e dicembre hanno registrato temperature sopra lo zero, mentregennaio e febbraio sono stati molto più freddi del normale, ma con sole e quasi senza vento, cosa piuttosto rara.

In Islanda, infatti, l’inverno è spesso caratterizzato dagiornate nuvolose e molto ventose. Quest’anno invece abbiamo avuto per lunghi periodisole, pochissimo vento e temperature rigidissime, una combinazione piuttosto insolita.

Adesso le temperature si sono di nuovo rialzate. Insomma, il clima qui è incontinuo cambiamento, e negli ultimi anni questa variabilità sembra essere diventata ancora più evidente.

Esiste anche in Islanda il fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai?

Foto di Laura Otte

Sì, ed èmolto evidente. Probabilmente è il fenomeno più visibile legato alcambiamento climatico in Islanda. Le fotografie satellitari parlano chiaro: daglianni Ottanta a oggialcuni ghiacciai si sono ritirati anche didiversi chilometri.

Il ghiacciaio più famoso è ilVatnajökull, che alimenta la celebrelaguna glaciale di Jökulsárlón— letteralmente“laguna del fiume del ghiacciaio”. La lingua di ghiaccio che si stacca da questa enorme calotta glaciale arretra di circa300 metri all’anno.

Bisogna considerare che si tratta di unacalotta glaciale immensa, grande quasi quanto la regione italiana dell’Umbria. Se si osserva la ritrazione suGoogle Maps, la lingua glaciale che si ritira può sembrare relativamente piccola. Tuttavia, dal punto di vista umano si tratta di una massa di ghiaccio lungacirca 20 chilometri, quindi parliamo di quantità enormi di ghiaccio che si stanno sciogliendo.

Questo fenomeno è dovuto in parte alriscaldamento climatico, ma anche a un altro fattore: l’acqua di mare salataè penetrata all’interno della laguna, perché la lingua glaciale, quando ha raggiunto la sua massima estensione, si è avvicinata molto al mare. L’acqua salata accelera quindi il processo di scioglimento, contribuendo a questa perdita di circa300 metri all’anno.

Negli altri ghiacciai islandesi chenon raggiungono il mare, invece, si formanolaghi glaciali alla base delle lingue di ghiaccio. In questi casi il processo di scioglimento è generalmente più lento, ma comunque costante:tutti i ghiacciai stanno arretrando.

Oggi, ad esempio, non esistono più lingue glaciali che raggiungono lemorene, cioè quei monticelli di detriti — terra, sabbia e sassi — che il ghiacciaio spinge in avanti quando avanza.

Per capire il meccanismo si può fare un paragone semplice: è comeinfilare una mano nella sabbia e spingerla in avanti. Davanti alle dita si formano piccoli cumuli di sabbia. Allo stesso modo il ghiacciaio, avanzando, accumula detriti davanti a sé. Quando però il ghiacciaio smette di avanzare e comincia a ritirarsi, nel solco che ha scavatosi forma un lago glaciale.

Ed è proprio ciò che sta accadendo oggi in Islanda:questi laghi stanno diventando sempre più grandi, man mano che i ghiacciai continuano a ritirarsi.

Che tipo di approccio consiglieresti a un italiano che vuole venire in Islanda per una vacanza o per fare un’esperienza di vita?

La prima cosa che consiglio a chi viene inIslandaè dipianificare bene il viaggio, ma senza avere la fissazione di seguire il piano in modo rigido. La prima lezione che si impara qui — e lo dico dalombardo con la testa quadrata— è che con questo approccio si rischia di fare davvero poco.

Gli islandesi sono infatti l’esatto opposto dell’immagine che spesso abbiamo di popoli comesvizzeri o tedeschi, molto rigidi nell’organizzazione. Per certi aspetti sono persino più flessibili di molti italiani del Sud. Io stesso ho origini meridionali e conosco bene entrambe le realtà del nostro Paese, e posso dire che gli islandesi non sono fisicamente in grado di fare un piano e seguirlo rigidamente.

Ma in Islanda questo non è un difetto: è piuttostoun grande pregio, perché si tratta di un Paese estremamenteimprevedibile.

Dal punto di vista islandese, questa mentalità si riflette nella capacità di reagire agli imprevisti. Quando, ad esempio,erutta un vulcanoe unacolata lavicacomincia a scendere senza sapere esattamente dove si fermerà, la cosa fondamentale ènon rimanere paralizzati. Gli islandesi sono bravissimi aimprovvisare e adattarsialle situazioni.

Lo dico ancora una volta da lombardo: da noi, quando arriva un imprevisto, spesso si tende a fermarsi, a farsi molte domande e a bloccarsi. Gli islandesi invece continuano ad agire e improvvisano soluzioni. Sono, in questo senso, dei veri maestri delproblem solving.

Quando si visita l’Islanda è importante adottare lo stesso atteggiamento anche da stranieri. Il Paese è imprevedibile tanto per i turisti quanto per i locali. Può capitare, per esempio, che durante l’inverno arriviuna bufera improvvisae che una strada venga chiusa. In quel caso bisogna semplicementecambiare il piano del viaggio.

Non bisogna fissarsi sull’idea di vedere a tutti i costi una determinata attrazione, perché può diventarepericoloso. Purtroppo ogni anno succede che alcuni turisti sottovalutin

o i rischi delclima islandese: nonostante le previsioni negative vogliono raggiungere comunque un certo luogo e decidono di proseguire anche in condizioni difficili. A volte si perdono durante una tempesta e possonomorire assiderati.

È comprensibile la delusione di chi ha sognato per anni di vedere un determinato luogo e poi si trova costretto a rinunciarvi a causa del maltempo. Però in Islanda bisognaaccettare l’imprevisto e trovare alternative.

Se si riesce a rimanereaperti e flessibili, prendendo ciò che arriva — proprio come fanno gli islandesi nella loro vita quotidiana — allora l’Islanda tiripagae diventa un’esperienza indimenticabile, a prescindere da ciò che si aveva programmato all’inizio.

Partire con un atteggiamento diflessibilitàè il modo migliore per godersi davvero questo Paese.

Per concludere: ci vuoi segnalare un libro o uno scrittore che descrivano al meglio lo spirito islandese?

Se posso permettermi — e spero di non infrangere nessuna regola dibon ton— qualche anno fa ho pubblicato conMondadori, per l’etichettaSperling & Kupfer, il libroUn italiano in Islanda: Storia e storie della terra del ghiaccio.

In questo libro ho cercato di riassumere, per certi versi,la storia e la cultura islandese, affrontando diversi aspetti del Paese: dallaletteraturaalletradizioni, dallacucinaallamentalità degli islandesi.

Non si tratta di un manuale accademico, ma piuttosto diun racconto accessibile e divulgativo, costruito attraverso la cornice della mia esperienza personale in Islanda. Nel libro ho cercato di raccontare il Paese in modo diretto e fruibile, intrecciandostoria, cultura e vita quotidiana.

Ci sono anche molteriflessioni da italianosulle differenze tra la cultura italiana e quella islandese, sui loro modi di vivere e su alcune caratteristiche della società islandese.

Per questo motivo credo che possa essereun buon punto di partenzaper chi desidera avvicinarsi alla storia, alla cultura e allo spirito dell’Islanda.

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Last Updated: 07/10/2026Categories:GreenStyle,Interviste,Turismo Sostenibile e Responsabile

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