Intervista a Mari e Tiziano Pisoni da 30 anni sull’isola.
Dopo l’Islanda, le Lofoten e Capo Verde, eccoci nuovamente nell’Oceano Atlantico, nel Golfo di Guinea, al largo del Gabon, precisamente nel piccolo Stato di São Tomé e Príncipe.
Si tratta di un arcipelago composto da una ventina tra isole e isolotti, di cui soltanto tre sono abitate: São Tomé, Príncipe e l’isolotto di Rolas. Ex colonia portoghese fino al 1975, anno in cui il 12 luglio raggiunse l’indipendenza, fu un centro di smistamento del triste traffico degli schiavi, nel quale i lusitani erano un tempo specializzati. Attualmente è celebre per la coltivazione del cacao e per l’incredibile varietà di piante e animali presenti, che la rendono un luogo unico per biodiversità.
Tuttavia, rispetto a Capo Verde, con cui condivide una storia simile, l’arcipelago di São Tomé e Príncipe è molto meno conosciuto e pochi saprebbero individuarlo facilmente su un mappamondo.
Mari e Tiziano Pisoni sono due coniugi di Bergamo che da anni hanno scelto di vivere a São Tomé e Príncipe , precisamente sull’isola di São Tomé, dove hanno avviato un’attività improntata al turismo sostenibile e seguono alcuni progetti finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita della comunità, sia sotto il profilo sociale sia sotto quello lavorativo.
Li abbiamo raggiunti in videoconferenza nella loro struttura, dove ci hanno gentilmente concesso un’intervista che troverete in formato testuale qui di seguito e in formato audio-video sul nostro canale Natural Mania Magazine, al quale vi chiediamo di iscrivervi!
Come e quando siete arrivati a São Tomé?

Diciamo che all’inizio non avevamo l’intenzione di rimanere per sempre qui a São Tomé, però, mano a mano che passavano gli anni, è maturata l’idea di continuare a vivere in questo posto.
Inizialmente si trattava di fare un’esperienza di lavoro all’estero, per cui avevo inviato la mia candidatura in vari Paesi e a diverse organizzazioni. Erano emerse un paio di opportunità, tra cui São Tomé. All’epoca né io né mia moglie conoscevamo questo Paese e non sapevamo nemmeno dove fosse, perché è un’isola appartenente a un arcipelago molto piccolo.
Ci siamo informati e siamo arrivati qui, rendendoci conto che si trattava di una realtà molto particolare e unica, perché era un’isola con un solo collegamento aereo settimanale con l’Europa. Era anche un periodo piuttosto particolare, perché si stava passando dal sistema socialista al pluripartitismo, essendo venuto meno il sostegno dei Paesi del blocco socialista, in primis dell’URSS.
Si assisteva a una crisi generale: non c’era praticamente nulla, c’era un solo hotel, due ristoranti e non esistevano negozi privati. Era davvero una situazione molto particolare.
Nonostante questo, ci siamo trovati subito bene e ci siamo ambientati. Io insegnavo in una scuola per allevatori e agricoltori; successivamente abbiamo sempre avuto l’opportunità di proseguire con altri progetti di cooperazione e siamo andati avanti così per una ventina d’anni.
Dopo questo lungo periodo abbiamo deciso di avviare un’attività tutta nostra, aprendo un piccolo hotel e, successivamente, un’agenzia di viaggi. Ormai da quindici anni operiamo nel settore del turismo sostenibile, sia come hotel sia come agenzia di viaggi.
Siamo un’agenzia ricettiva: ci occupiamo di tutta la logistica, dell’accoglienza e lavoriamo per alcuni operatori europei. Naturalmente questo è soltanto un breve riassunto di oltre trent’anni di lavoro.
Cosa vi piace della cultura del posto? Guardando alla vostra esperienza, quali sono le soddisfazioni, ma anche le difficoltà che spesso chi osserva da lontano non immagina?

Ci rendiamo conto, però, che a volte è molto più facile riuscire a realizzare dei progetti in questo Paese che, forse, in altri, persino in Italia.
Questo, in estrema sintesi, rappresenta il motivo del nostro stare bene a São Tomé. Esistono poi alcune criticità legate alla sanità, che è un po’ carente e ci costringe a rientrare frequentemente in Italia, anche solo per effettuare dei check-up.
Questo luogo soddisfa il nostro animo di viaggiatori, ma il nostro intento era anche quello di stabilirci in un Paese per comprenderne davvero il funzionamento, perché spesso il viaggiatore non riesce a cogliere tutti gli aspetti della realtà.
Aver lavorato così a lungo qui, e non solo, perché abbiamo maturato esperienze di cooperazione sia nel continente africano sia nell’area caucasica, ci ha permesso di crescere e di collaborare anche con le comunità vicine alla nostra attività privata.
Per questo motivo, l’impegno sociale e l’attività privata riescono a unirsi in maniera molto armoniosa.
Cosa significa per voi fare turismo sostenibile? Vi immaginate una São Tomé con un turismo di massa?

Noi cerchiamo di favorire questo tipo di sviluppo turistico e la cosa fondamentale è collaborare con la popolazione locale e con le comunità. Nei nostri progetti, sia dell’agenzia sia dell’hotel, abbiamo cercato di applicare i principi che ci hanno guidato negli anni di lavoro nella cooperazione e puntiamo soprattutto a creare opportunità di lavoro nelle zone in cui operiamo.
Nel nostro hotel lavorano persone che vivono in un raggio di cinque o sei chilometri dalla struttura. Si tratta di uno dei distretti più poveri del Paese, con minori opportunità occupazionali, e quindi cerchiamo di dare una mano, affrontando naturalmente anche le difficoltà legate al fatto che non esiste personale già formato e dobbiamo occuparci noi della formazione.
Il turismo sostenibile, soprattutto in un luogo come São Tomé, deve basarsi su piccole strutture che abbiano un impatto limitato sull’ambiente, che coinvolgano il più possibile le popolazioni locali e che dimostrino agli abitanti che grazie al turismo è possibile lavorare e vivere.
Al di là del personale che impieghiamo direttamente, c’è tutto un indotto composto da agricoltori, pescatori, muratori, sarte e tanti altri professionisti: tutti ruotano attorno a questa attività turistica che abbiamo cercato di creare.
Il turismo è qualcosa di relativamente nuovo per São Tomé, che è uno dei Paesi meno visitati al mondo, e noi ci sentiamo un po’ dei pionieri in questo senso.
Come si arriva a São Tomé?
Tiziano: adesso ci sono cinque voli settimanali da Lisbona con la compagnia aerea portoghese, mentre trent’anni fa era un unico volo a settimana. Poi ci sono diversi voli dal continente africano, con il Gabon, Ghana e Angola. Dall’Europa il punto di accesso è Lisbona, perché essendo una vecchia colonia portoghese hanno mantenuto comunque molti contanti con il Portogallo, anche dal punto di vista commerciale ed economico, la maggior parte dei prodotti gli arrivano da questo paese.
Che tipo di economia ha il Paese?

Il prodotto principale è il cacao: quello di São Tomé è considerato una delle migliori qualità di cacao al mondo e viene quindi ricercato dai maestri cioccolatai che realizzano prodotti di nicchia e di alta qualità.
Adesso c’è anche il turismo, che sta iniziando a svilupparsi e che potrebbe diventare uno dei pilastri dell’economia del Paese, rappresentando un’importante fonte di entrate per São Tomé.
Qual è la vostra giornata tipo a São Tomé? Voi, oltre al turismo, gestite anche progetti per la comunità?

Per quanto mi riguarda, gestisco un piccolo hotel con una capienza di 40 posti letto. Il fatto di riuscire a gestire questa attività anche a distanza è il risultato di un lavoro durato anni nella formazione e nella gestione del personale. Organizziamo anche dei briefing online, perché l’hotel dista circa 30 chilometri dalla capitale e, quindi, la prima preoccupazione è verificare se ci sono imprevisti o questioni che posso risolvere rimanendo in città.
Attualmente lavoro con 45 collaboratori, impegnati in diversi settori. Oltre agli alloggi, infatti, abbiamo la parte agro-zootecnica, con animali e coltivazioni, il ristorante e la reception, dove vengono gestite anche le prenotazioni dell’hotel.
Seguo quotidianamente tutti questi ambiti. Ogni giorno mi reco nella struttura e mi occupo delle necessità logistiche, perché la manutenzione richiede molta pazienza e una presenza costante, anche considerando che lavoriamo con artigiani locali e che la struttura è stata costruita utilizzando materiali del posto, come pietra, legno e cocco. Per questo motivo devo controllare continuamente i vari settori.
C’è poi tutta la parte dedicata agli ospiti, che viene seguita molto da vicino dai miei collaboratori. Il fatto di aver investito per tanti anni nella formazione dei giovani, che oggi costituiscono la maggior parte del nostro personale, mi permette di seguire parte dell’attività anche a distanza.
Esiste infine l’aspetto umano. Avendo 45 collaboratori, cerco di monitorare costantemente anche il clima all’interno dell’ambiente di lavoro, perché per me la componente umana è fondamentale. Mi avvalgo anche della collaborazione di una psicologa, che ci aiuta ad affrontare sia dinamiche lavorative sia questioni personali, con l’obiettivo di creare un ambiente sereno e favorevole per tutti noi. Trascorriamo insieme molte ore ogni giorno e sento la responsabilità di garantire ai miei collaboratori un ottimo ambiente di lavoro.
Per questo motivo è difficile descrivere una giornata tipo: seguo le risorse umane, le infrastrutture e tutta la gestione della clientela. Sono giornate molto intense e, a volte, il lavoro ci accompagna anche a casa, ma è un’attività che svolgiamo con grande passione.
Rispetto alle vostre attività, trovate che la popolazione locale sia ricettiva?

Avendo lavorato per molti anni in progetti di cooperazione, siamo molto conosciuti. Io ho operato in circa novanta località del Paese e questo ci ha permesso di farci conoscere sia dalle popolazioni locali sia dai dirigenti delle varie istituzioni.
Da questo punto di vista abbiamo sicuramente la strada facilitata, proprio perché conosciamo molto bene il contesto locale e molte delle persone che vi lavorano.
Anche noi, tra virgolette, ci sentiamo protetti dalla gente del posto, perché la maggior parte delle persone riconosce i risultati positivi dei nostri progetti, soprattutto in termini di opportunità di lavoro per i giovani. Anche per quanto riguarda le attività sportive abbiamo sempre ricevuto grandi riconoscimenti.
Dopo tanti anni trascorsi a vivere a Sao Tomè, qual è l’insegnamento più importante che São Tomé vi ha lasciato sul rapporto tra l’uomo, la natura e la qualità della vita? C’è qualcosa che, tornando in Italia, vi mancherebbe profondamente?

Quando amici e familiari vengono a trovarci riescono finalmente a capire quanto sia difficile spiegare la vita di tutti i giorni, il problema dell’acqua e dell’energia elettrica oppure il fatto di non poter avere subito ciò di cui si ha bisogno.
Tiziano: La grande differenza qui è il contatto con la terra e con la natura, qualcosa che in Europa si è un po’ perso. Qui questo legame si percepisce ogni giorno e in ogni attività.
La natura è molto forte, sia dal punto di vista climatico sia per la vegetazione rigogliosa. È una natura che, se si lascia una casa abbandonata, nel giro di pochi anni la inghiottirebbe completamente: da queste parti le piante sembrano crescere a vista d’occhio.
Probabilmente questo rapporto così intenso con la natura è uno dei motivi che ci ha legati a questo Paese, dove ci si sente ancora molto vicini alla terra.
Qui c’è una foresta immensa e ricchissima, con moltissime specie vegetali endemiche. Dal punto di vista dell’avifauna, São Tomé è spesso considerata le Galápagos africane. Pur essendo un’isola, possiede una biodiversità straordinaria.
Naturalmente ci sono anche delle difficoltà, che bisogna essere pronti ad affrontare: non è tutto così semplice come si potrebbe pensare. Soprattutto nei primi anni ci è capitato di rimanere anche più di un mese senza elettricità. Avevamo un piccolo generatore che funzionava soltanto per qualche ora al giorno e, per il resto del tempo, dovevamo farne a meno.
Questa situazione finisce inevitabilmente per condizionare il modo di vivere. Quando arriva la corrente elettrica, si cerca di fare tutto ciò che è possibile in quel momento. Ricordo che, quando tornavamo in Italia per le vacanze, ci sorprendevamo ancora a pensare: «C’è l’elettricità, approfittiamone per fare questo o quello.»
È una cosa che in Italia appare del tutto normale, mentre qui diventa un bene che insegna a non dare nulla per scontato.
Esiste una cultura musicale paragonabile a quella di Capo Verde?

È una forma di spettacolo che trae origine da rappresentazioni diffuse in Europa nel XVI secolo, poi scomparse nel Vecchio Continente ma, curiosamente, sopravvissute qui, dove la popolazione locale le ha fatte proprie.
L’opera rappresentata si intitola La tragedia del Marchese di Mantova e dell’Imperatore Carlo Magno.
Questa tradizione teatrale, insieme al São Lourenço, tipico dell’isola di Príncipe, è stata recentemente riconosciuta come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Si tratta di spettacoli davvero molto interessanti e, quando arrivano visitatori italiani, cerchiamo sempre di far assistere loro a una rappresentazione, perché è un’esperienza molto particolare e caratteristica.
Mariangela: Un altro aspetto molto particolare è che ci troviamo in prossimità dell’incrocio tra il parallelo 0 (l’Equatore) e il Meridiano di Greenwich. Per questo motivo São Tomé e Príncipe si trova tra i punti di terra emersa più vicini alle coordinate 0° di latitudine e 0° di longitudine, una posizione davvero unica dal punto di vista geografico.
Concludendo, che invito volete fare a chi è rimasto incuriosito da questa intervista?
Mariangela: Li invitiamo a visitare São Tomé e Príncipe, un Paese che può davvero sorprendere.
Naturalmente è una nazione in via di sviluppo, con diverse difficoltà economiche, ma molte persone che hanno viaggiato in tutto il mondo ci dicono che qui riescono ancora a trovare luoghi e situazioni capaci di stupire.
La nostra struttura si chiama Mucumbli, nome di una pianta la cui corteccia viene utilizzata nella medicina tradizionale.
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Tiziano: Per quanto mi riguarda, le 24 ore non bastano mai. Inizio la giornata abbastanza presto e mi occupo di tutta la logistica dell’agenzia di viaggi: organizzo il lavoro delle guide, dei veicoli e degli autisti e verifico i programmi dei vari clienti della giornata. Durante la mattinata tutta questa parte viene pianificata.