Intervista a Luigi Toti, piccolo coltivatore trevigiano che ci racconta la sua passione divenuta professione.
Il proibizionismo, iniziato nel 1937 negli Stati Uniti e imposto all‘Italia nel secondo dopoguerra, provocò una drastica riduzione delle coltivazioni. È solo nel 2002 che, con la circolare del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAF) n. 1 prot. 200 dell’8 maggio 2002, è stata nuovamente consentita la coltivazione della canapa industriale, purché si utilizzassero varietà certificate con un contenuto di THC trascurabile.
Questo provvedimento ha permesso la rinascita dell’intero settore e la nascita di piccole attività in molte città italiane, con ricadute positive sull’occupazione. Tuttavia, la vita del produttore di Canapa sativa “legale” rimane complessa, tra continui cambi normativi e incertezze che mettono a rischio gli investimenti.
Per capire meglio la situazione siamo andati a intervistare Luigi Toti, coltivatore di canapa sativa di Treviso, dove ha il suo campo e dove prepara i prodotti che poi vengono venduti su Judgenot e nel suo piccolo negozio a Venezia.
Troverete di seguito l’intervista testuale e nel nostro canale You Tube, a cui vi invitiamo a iscrivervi, l’audio.
Ciao Luigi! Parlaci innanzitutto del tuo percorso e della tua attività…
Ho coltivato questa passione da autodidatta, senza studi agrari, ma dedicandomi sempre con entusiasmo al mio orto. Negli anni ho iniziato a viaggiare e a visitare luoghi dove la canapa era legale e parte integrante della cultura locale: vedere come veniva utilizzata mi ha affascinato molto.
Oggi coltivo nello stesso posto in cui sono cresciuto, una piccola fattoria di due ettari e mezzo vicino al Parco del Piave. Lavoro sia all’aperto che in due serre. Coltivo anche indoor (pratica di coltivazione in ambiente chiuso e controllato), anche se non è la mia modalità preferita.
Che tipo di canapa coltivi e cosa produci?
Da quando in Italia è stato permesso coltivare anche per ottenere fiori, mi sono dedicato a questo. È necessario fare una scelta: non si possono produrre contemporaneamente semi e fiori, perché i metodi colturali sono diversi e, soprattutto, le piante per la produzione di fiori non devono essere impollinate. Per questo ho deciso di concentrarmi sulla produzione di infiorescenze.
Parliamo ai non addetti ai lavori. Dal fiore si ricava la cosiddetta “cannabis light”?
Abbiamo testimonianze, soprattutto dall’Ottocento, di medici che la utilizzavano per scopi sanitari. Esiste un libretto interessante, Canapa agli incurabili di Raffaele Valieri, che descrive l’uso di sigarette a base di canapa nostrana, allora molto più economica della canapa indiana. Questo accadeva 200 anni fa in Italia.
Raffale Valieri notò diversi effetti benefici, come la broncodilatazione. Il CBD, il principio attivo principale, è un rilassante muscolare e un antinfiammatorio: può quindi aiutare contro ansia, insonnia e problemi muscolari.
Quindi il proibizionismo in Italia ha interrotto secolari tradizioni. Com’è oggi la vita di un coltivatore di canapa?
Cerca di ostacolare chi coltiva legalmente e paga le tasse. Sono all’ordine del giorno sequestri seguiti da dissequestri e sentenze che ribadiscono che, finché il THC resta sotto i limiti e non c’è effetto drogante, la coltivazione è legittima.
Proprio pochi giorni fa il Consiglio di Stato ha rimandato la decisione alla Corte di Giustizia Europea, che in passato (dal 2020) si è già espressa chiaramente: tutta la pianta è legale da coltivare, compresa l’infiorescenza e la coltivazione indoor, e non deve essere limitata nella produzione, circolazione o vendita in tutta l’UE. Spero che questa situazione assurda si risolva presto anche in Italia.
La situazione vi relega in una sorta di limbo?
Sento spesso dire che i giovani fumano CBD e poi passano ad altro. Ma posso testimoniare, da venditore, che la maggior parte dei miei clienti è composta da persone mature, se non anziane, che usano olio o infiorescenze soprattutto per dormire o per piccoli problemi di salute.
In farmacia rischiano di vedersi prescrivere psicofarmaci che creano dipendenza e una lunga serie di effetti collaterali. Nessuno sembra preoccuparsene, ma io mi confronto ogni giorno con persone disperate per le conseguenze di certe terapie.
Quando scoprono che possono ottenere benefici simili con una pianta aromatica, senza controindicazioni gravi, per molti è una rinascita. Ho numerose testimonianze di persone che sono riuscite a smettere gli psicofarmaci, ormai prescritti persino per la semplice insonnia.
Credo che la canapa rappresenti il futuro. In molti Paesi del mondo – dagli Stati Uniti (alcuni stati) alla Thailandia, dall’Uruguay a diverse nazioni europee – è già stata legalizzata. Il proibizionismo ha sempre fallito: non vedo perché lo Stato non possa occuparsi direttamente di offrire questo servizio ai cittadini, invece di lasciarlo nelle mani della criminalità, che non ha alcuno scrupolo sulla qualità dei prodotti.
Parliamo ora di coltivazione. Che tipo di agricoltura pratichi?
La mia vocazione è sempre stata la coltivazione biologica, ed è ciò per cui ho studiato. Ho partecipato a corsi di agricoltura biologica tenuti da un agronomo della zona e ho visto quanto sia sostenibile, soprattutto su piccola scala come nel mio caso.
Non ci sono reali motivi per usare prodotti chimici. Per la difesa dalle malattie e per la concimazione – che autoproduco con il compost dei cavalli – adotto esclusivamente metodi naturali.
Siete in tanti a coltivare canapa? Riuscite a fare rete?
Sì, ci sono diverse realtà. Io sono membro di Canapa Sativa Italia, una delle organizzazioni più forti del settore. Offrono tutela legale e permettono ai coltivatori di restare in contatto e fare rete.
Conosco vari coltivatori, non moltissimi, ma in Italia ci sono molti piccoli produttori e una presenza significativa di rivenditori in quasi ogni città.
E’ un settore che ti permette di vivere? Pensi che un giorno produrrai anche tessuti?
Vivo di questo senza problemi, salvo le difficoltà create da chi vorrebbe impedirmi di lavorare. Non è stata una “bolla”, come si temeva all’inizio: è un’attività solida, da cui molte persone traggono beneficio.
Per quanto riguarda la produzione di tessuti direi di no, perché servirebbe un impianto completamente diverso, molta più terra e soprattutto accesso a impianti di trasformazione, che nel 2018 erano difficili da trovare. Inoltre, oggi c’è una forte importazione dall’Europa dell’Est, dove la produzione è molto sviluppata.
Dove è possibile trovarti?
Ho un punto vendita vicino a Campo Santa Maria Formosa, in Calle Lunga: dista cinque minuti dal Ponte di Rialto. È un negozietto di sei metri quadri.
Oltre alla canapa legale, visto che sono anche un grande lettore dell’argomento, per chi volesse documentarsi ho una piccola libreria molto ben fornita.
Ci consigli dei libri per documentarci sulla canapa?
- Marijuana e altre storie di Ciesco Ciapanna (anni ’70, forse difficile da reperire).
- Canapa agli incurabili di Raffaele Valieri.
- L’erba di Carlo Erba dell’etnobotanico Giorgio Samorini, una raccolta di resoconti dell’Ottocento sull’uso terapeutico della canapa da parte dei medici dell’epoca.
- Canapa di Jack Herer, con prefazione di Goffredo Fofi, sulla storia della pianta e come si sia arrivati al proibizionismo!
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