• Passa al contenuto principale
  • Skip to secondary menu
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Chi Siamo
    • Il Blog
    • Proponici un articolo
    • Contatti
  • La Vetrina Sostenibile
    • Vuoi far parte de La Vetrina Sostenibile?
  • Le Interviste di Natural Mania
Il Magazine a tutto green: Vegan, CrueltyFree, eco design
  • Home
  • Green Style
    • Lotta alla plastica
    • Ricette Vegane e Cucina Vegetariana
    • Riciclo Creativo
    • Turismo Sostenibile e Responsabile
  • Design Ecologico
    • Architettura Sostenibile
    • Arredamento Ecosostenibile
  • Moda Vegana
    • Abbigliamento vegan
    • Tessuti e materiali naturali
  • Mobilità Sostenibile
    • Mobilità in Bicicletta
    • Smart City
    • Veicoli Elettrici
  • Rimedi naturali
    • Bellezza
    • Benessere
    • Capelli
  • Natura News
Home » La Grande Muraglia Verde africana una sfida epocale per il futuro

La Grande Muraglia Verde africana una sfida epocale per il futuro

14 Giugno 2026 di Alessandro Allori

Intervista a Anna Luise, ricercatrice all’Ispra e corrispondente tecnico-scientifica dell’UNCCD.

studiosa della grande muraglia cineseCi sono progetti che, per la loro portata, hanno un impatto non solo nei luoghi dove vengono messi in atto, ma nell’intero continente in cui vengono realizzati. Questo è il caso della Great Green Wall, ovvero la Grande Muraglia Verde africana. Un progetto di riforestazione e lotta alla desertificazione che coinvolge 20 Paesi africani e ha l’ambizione di creare 10 milioni di posti di lavoro.

Non si tratta di un’utopia, ma di un grande progetto che, piano piano, sta entrando in una fase attuativa e che dovrebbe fornire un importante argine agli effetti del cambiamento climatico e delle varie attività antropiche nel continente africano.

Abbiamo chiesto alla professoressa Anna Luise, ricercatrice associata all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e corrispondente tecnico-scientifico della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, di spiegarci concretamente il progetto della Grande Muraglia Verde africana: a che punto è, quali sono le sue prospettive e se può rappresentare una fonte d’ispirazione anche per l’Europa.

Di seguito trovate l’intervista in formato testuale. La versione audiovisiva è disponibile sul nostro canale YouTube, Natural Mania Magazine, al quale vi invitiamo a iscrivervi.

Ci faccia una breve introduzione rispetto al ruolo che ricopre…

Attualmente sono Corrispondente tecnico-scientifico della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione. Rappresento l’Italia nell’ambito della Convenzione, occupandomi degli obblighi e del coordinamento delle attività per la lotta alla desertificazione.

Un termine a cui, ultimamente, viene attribuita un’accezione un po’ più ampia, ovvero quella di estremo degrado del suolo. Si parla di desertificazione quando il suolo non è più in grado di fornire alcun servizio, non è più produttivo e non riesce più a svolgere le sue funzioni fondamentali. Oltre a fornire cibo e materiali, il suolo contribuisce infatti alla regolazione dei corsi d’acqua e all’assorbimento della CO₂, spesso in modo più stabile e duraturo rispetto agli alberi.

La salute del suolo contribuisce ad affrontare tutti i grandi fenomeni che stiamo vivendo: il cambiamento climatico, la lotta alla desertificazione e la difesa della biodiversità. Quest’ultima è fondamentale perché dipende non solo dalla quantità, ma anche dalla varietà degli organismi biologici che vivono nei nostri ecosistemi e che ci forniscono ciò che serve per vivere.

Proteggere la natura non significa farlo soltanto perché è bella o perché ci dà soddisfazione personale, ma anche perché essa ci offre una serie di servizi indispensabili alla nostra sopravvivenza.

Passiamo all’argomento dell’intervista: ci spieghi cos’è la Great Green Wall?

grande muraglia verde africana

Si tratta di un progetto magnifico. Mi piace ricordare che è nato dopo l’esperienza di Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace nel 2004, scienziata e attivista keniota, che aveva dato vita al movimento Green Belt (Cintura Verde).

Si trattava di un progetto più piccolo che consisteva nel dotare soprattutto i villaggi e gli insediamenti rurali di una fascia di protezione attraverso specie arboree locali. Questo è un altro aspetto da tenere sempre presente. È vero che la desertificazione e il degrado del suolo sono fenomeni diffusi in tutto il mondo, ma ogni territorio presenta caratteristiche differenti: cambiano le pressioni ambientali, i fenomeni che incidono sul territorio e le minacce agli ecosistemi.

Intorno ai primi anni Duemila inizia a prendere forma l’idea di realizzare una cintura verde, una sorta di barriera che, partendo dalla costa occidentale africana, arrivasse fino a quella orientale. Il nome wall (“muro”) richiama volutamente la Grande Muraglia cinese.

L’obiettivo è proteggere quelle aree che un tempo erano produttive e che, per ragioni legate sia ai cambiamenti climatici — in particolare alla scarsità di risorse idriche — sia a una gestione non sostenibile del territorio da parte dell’uomo, sono diventate progressivamente improduttive.

In concreto, quando è nato il progetto di Grande muraglia verde africana? Quali sono gli attori e le risorse?

desertificazione

Si tratta di un grande sogno che nasce nel 2007 e diventa un vero progetto strategico nell’ambito dei lavori dell’Unione Africana. In un primo tempo coinvolgeva 11 Paesi africani, ai quali se ne sono aggiunti altri fino ad arrivare a una ventina di nazioni interessate da un corridoio lungo circa 8.000 chilometri, che si sviluppa ai margini meridionali del deserto del Sahara, dove questo incontra terre produttive o potenzialmente produttive, ma anche aree che, nel tempo, sono state danneggiate, degradate e desertificate.

Io lo definirei proprio un sogno: realizzare questa bellissima muraglia, una muraglia di vita. Oltretutto non si tratta semplicemente di piantare alberi, ma anche di creare opportunità di lavoro e migliorare il benessere delle popolazioni locali, attraverso il recupero dei sistemi naturali e, di conseguenza, il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche delle persone.

Questa iniziativa è stata dotata di uno strumento chiamato Great Green Wall Accelerator, un acceleratore dei progetti affidato alla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione all’inizio del 2021.

Che cosa significa? Per dare vita a un sogno servono risorse adeguate. Le stime iniziali indicavano un fabbisogno compreso tra 20 e 30 miliardi di dollari. Già nel periodo in cui è nato l’Accelerator, grazie ai progetti finanziati fino alla fine dello scorso anno, erano disponibili circa 16 miliardi di dollari.

I finanziamenti provengono sia da grandi organizzazioni internazionali sia da singoli Paesi donatori. Ad esempio, esiste un fondo della Banca Mondiale chiamato Global Environment Facility (GEF), dedicato all’ambiente, così come l’IFAD (International Fund for Agricultural Development), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite, una sorta di banca dell’agricoltura che sostiene i Paesi in via di sviluppo. Tra i principali sostenitori del progetto vi è stata sicuramente anche la Francia.

Questo acceleratore ha inoltre il compito di monitorare ciò che accade sul territorio. È fondamentale seguire l’evoluzione dei progetti, perché ogni intervento deve essere “tailor made”, cioè costruito su misura in base alle caratteristiche del luogo in cui viene realizzato.

Non si tratta semplicemente di scegliere quali alberi piantare. Tutte le specie vegetali devono essere compatibili con le condizioni ambientali locali e devono essere accompagnate da adeguate attività di protezione.

caprette savana

Pensiamo, ad esempio, a uno dei problemi più frequenti in queste aree: quando vengono piantati dei semi e spuntano i primi germogli, le capre possono mangiarli immediatamente. Oppure può accadere che l’acqua disponibile non venga utilizzata in modo efficiente.

Per questo motivo il progetto della Great Green Wall non si limita a individuare le azioni da intraprendere, ma valorizza anche tecniche tradizionali già sperimentate dalle popolazioni locali.

Una di queste tecniche si chiama Zaï e consiste nello scavare piccole conche a forma di mezzaluna nelle quali vengono collocati i semi. In questo modo l’acqua piovana viene raccolta e trattenuta, favorendo la crescita delle piante e proteggendo i germogli. Si tratta di strutture realizzate manualmente, anche se oggi sono stati sviluppati alcuni strumenti meccanizzati per facilitarne la realizzazione.

Bisogna però fare attenzione: l’agricoltura meccanizzata, se non viene gestita correttamente, può talvolta trasformarsi in un elemento negativo anziché in un vantaggio.

Qual è la quantità di terreno che dovrebbe essere destinato al progetto?

numeri progetto grande muraglia verde

Si parla di 100 milioni di ettari, quindi di una quantità di suolo enorme. C’è anche l’ambizione di creare 10 milioni di posti di lavoro. Ricordo che il progetto coinvolge circa 20 Paesi africani distribuiti su una fascia territoriale molto ampia.

Si tratta certamente di obiettivi ambiziosi, ma avere un’ambizione elevata è importante: anche raggiungerne la metà rappresenterebbe già un grande successo. Oltre a fornire cibo, riparo e un ambiente sano in cui vivere, il progetto punta anche a sequestrare 250 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.

Parliamo di una quantità di carbonio che potrebbe contribuire in modo significativo a contenere l’effetto serra.

Dobbiamo inoltre considerare che, nell’area interessata da questi 20 Paesi, una larga parte della popolazione dipende direttamente da ciò che la terra è in grado di offrire. Ci riferiamo a quella che gli esperti definiscono agricoltura di sussistenza, spesso basata su aziende agricole familiari. Per questo motivo, la buona salute del suolo — quindi un terreno non degradato e non desertificato — rappresenta una condizione essenziale per garantire la vita e la sopravvivenza delle comunità locali.

L’obiettivo è molto ambizioso e, naturalmente, non è stato ancora raggiunto nella sua interezza. Va ricordato che il Great Green Wall Accelerator è stato avviato nel 2021, anche se alcuni progetti erano già partiti negli anni precedenti. Tuttavia, questa nuova iniziativa ha dato la sensazione di poter contare su una vera e propria governance del progetto, ossia su un’organizzazione più strutturata e coordinata degli interventi sul territorio.

Allo stato attuale, a che punto di avanzamento siamo arrivati per la Grande muraglia verde africana?

Africa acqua potabile

Diciamo che il progetto è arrivato a circa il 20-25% del suo sviluppo, che non è affatto un risultato trascurabile. Naturalmente non è semplice effettuare una stima precisa, ma possiamo considerare questo come il livello di avanzamento attuale.

Va detto che sotto l’etichetta Great Green Wall rientrano una serie di obiettivi tecnicamente molto rilevanti. Ad esempio, uno di questi è garantire l’accesso ad acqua pulita e sicura per le comunità coinvolte.

Altri interventi riguardano l’accesso alle energie rinnovabili. Per realizzare questi progetti non basta certo andare sul posto con una zappa e piantare qualche albero: si tratta di operazioni complesse che richiedono energia, infrastrutture e organizzazione. Per questo motivo si punta a utilizzare fonti energetiche rinnovabili.

Un altro pilastro fondamentale consiste nel rendere le comunità locali capaci di elaborare strategie autonome di adattamento ai cambiamenti climatici. Allo stesso tempo, il progetto mira a creare un minimo di infrastrutturazione del territorio, tale da migliorare concretamente la qualità della vita delle persone.

Naturalmente, se si riesce a preservare un suolo produttivo e a mantenere forme di agricoltura familiare sostenibile, si possono creare anche nuove opportunità economiche.

Si tratta di un progetto complesso con molteplici obiettivi. Ce li può illustrare?

i paesi Sahel interessati

Attorno al progetto della Grande Muraglia Verde ruotano numerose iniziative complementari che, pur non essendo gestite direttamente dal programma, ne condividono finalità e obiettivi.

L’Italia, ad esempio, sostiene un progetto molto interessante finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, attivo in 11 Paesi del Sahel. Non si tratta di tutti i 20 Paesi coinvolti nella Great Green Wall, ma di quelli appartenenti alla sua porzione occidentale.

L’obiettivo è contribuire al raggiungimento di uno dei traguardi dell’Agenda 2030, ovvero la Land Degradation Neutrality (LDN), la neutralità del degrado del territorio.

Il suolo deve necessariamente essere utilizzato: viviamo sulla Terra e non possiamo fare altrimenti. Tuttavia, ogni volta che sfruttiamo una risorsa naturale, provochiamo delle conseguenze. Il concetto di neutralità del degrado del suolo afferma che bisogna innanzitutto evitare il degrado e ridurne il più possibile gli effetti.

Inoltre, dobbiamo recuperare ciò che le nostre attività hanno danneggiato attraverso interventi che ripristinano e restaurano gli ecosistemi terrestri.

Questo è il principio alla base dell’intero approccio.

Quando si realizza un progetto che comprende tecniche di recupero dei terreni degradati, attività di formazione e capacity building per le comunità locali, e allo stesso tempo si favorisce la produzione di beni che possano alimentare piccoli mercati locali, si interviene su tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile.

La Grande muraglia verde africana è un’opera unica o ce ne sono altri esempi?

Cina lotta desertificazione

Non è l’unico. Esiste un progetto precedente in Cina. Infatti, Great Green Wall richiama proprio questo paese. I cinesi sono partiti alla fine degli anni Settanta per realizzare lo stesso tipo di intervento, con l’obiettivo di proteggere le aree ai confini del Deserto del Gobi, che è immenso.

Il Sahara è il più grande deserto al mondo, mentre quello del Gobi è il secondo. Anche nelle aree limitrofe a questo deserto si sono create situazioni di degrado e, già da diversi decenni, istituzioni e comunità locali portano avanti attività di riforestazione e afforestazione, ovvero il ripristino di foreste distrutte o la creazione di nuove aree vegetali in buona salute.

Ho letto alcuni dati interessanti sulla riduzione di alcuni punti percentuali del degrado in queste aree, passati dal 28% al 26%.

Recentemente, ovvero negli ultimi anni, i Paesi dell’Africa meridionale sono partiti con un’azione chiamata Southern African Great Green Wall. Stanno cercando di raccogliere contributi finanziari utili a portarla avanti, oltre a contributi tecnici per comprenderne meglio l’attuazione.

Ne abbiamo parlato al G20 2025, presieduto proprio dal Sudafrica, dove i partecipanti hanno presentato attività che sembrano assai promettenti.

Speriamo che le cose vadano in porto, anche perché non si tratta di progetti che si realizzano da un momento all’altro: sono grandi visioni molto interessanti, perché integrano tra loro problemi ambientali, sociali ed economici.

I principali problemi ambientali sono quelli rappresentati dalle convenzioni delle Nazioni Unite: clima, biodiversità e desertificazione. A questi si aggiunge la questione dell’inquinamento atmosferico, che contribuisce a tutti questi fenomeni.

Lo sviluppo sostenibile insegna che bisogna tenere conto delle cause e degli effetti, sia dal punto di vista della società e della vita degli individui, sia delle relazioni sociali e del benessere economico, nelle sue diverse accezioni.

Anche il benessere economico locale è importante. Prima ho infatti citato piccoli mercati di prodotti specifici, che necessitano di un supporto rafforzato.

La Cooperazione italiana ha in parte adottato questo approccio, ponendo l’attenzione sulle comunità locali e sviluppando progetti che non siano solo infrastrutturali, ma che considerino la vita dei singoli individui.

Quanto questo tipo di progetti hanno importanza per il futuro dell’Africa?

Le sfide ambientali che viviamo sono così rilevanti per la sopravvivenza che, secondo analisi condotte da istituti di ricerca internazionali, esiste una discreta, se non totale, coincidenza tra le grandi aree di partenza dei flussi migratori e le aree in cui il degrado del suolo è elevato.

Lo stesso vale per gli impatti degli eventi estremi di tipo climatico o, più in generale, del cambiamento climatico.

Questo ci fa capire che dobbiamo agire a vari livelli, tenendo insieme tutta la complessità della vita umana, fatta di uso delle risorse ambientali, buone strutture sociali, formazione, informazione e via dicendo.

Solo così è possibile affrontare in modo efficace le grandi sfide del nostro tempo.

Come rispondono i diretti interessati, ovvero gli Stati africani, a queste sfide? Negli ultimi anni nel Sahel, tra l’altro, ci sono stati vari colpi di Stato…

Africa giunta militare

Non si tratta propriamente di una risposta, ma sicuramente questi eventi rendono più difficile la realizzazione dei progetti e, ovviamente, la vita delle persone.

Non è possibile dare una risposta univoca. Sono aree turbolente perché le condizioni di vita delle popolazioni locali generano conflitti. Non è affatto indifferente il rapporto tra condizioni di vita e condizioni ambientali: entrambe possono alimentare tensioni e conflitti, che possono essere locali oppure tra Stati, così come influenzano i fenomeni migratori.

In Africa esistono movimenti migratori interni enormi, che facciamo fatica a immaginare. Un organismo internazionale ha calcolato che entro i prossimi dieci anni circa 150 milioni di persone si sposteranno all’interno del continente africano, da una parte all’altra, alla ricerca di condizioni di vita migliori.

La classe politica africana è sempre più preparata e il dialogo è costante. Molto dipende dal rapporto tra i donatori e i Paesi beneficiari, che vengono, e talvolta non vengono, sostenuti dai Paesi occidentali.

Certamente i conflitti rendono più difficile questo rapporto, ma i progetti di supporto alla vita delle popolazioni contribuiscono a ridurre le tensioni. È un po’ un circolo vizioso che può trasformarsi in un circolo virtuoso.

Di solito il rapporto con le comunità locali è molto buono quando si basa sulla parità, su un dialogo autentico e continuo. Non attraverso progetti imposti e calati dall’alto, ma mediante una vera co-progettazione.

È inoltre molto importante comprendere come utilizzare, magari in maniera innovativa, le conoscenze tradizionali che le comunità locali possiedono sul proprio territorio. Ogni territorio è diverso e la situazione è complessa.

Tirando le somme, lei vede in questi progetti una prospettiva positiva?

Su questo non c’è dubbio.

Gli africani sono consapevoli di possedere risorse fondamentali per consentire alle economie avanzate di continuare a svilupparsi. Il problema riguarda il modo in cui i Paesi dominanti si rapportano a questa situazione.

Ci sono Stati che stanno utilizzando l’enorme estensione dell’Africa per ampliare le proprie fonti di approvvigionamento di materie prime. Cito, ad esempio, alcune coltivazioni di cotone gestite dalla Cina. Questo fenomeno genera anche benessere economico.

Si tratta certamente di una forma di land grabbing (appropriazione delle terre), ma produce anche benefici economici per alcune comunità.

Allo stesso tempo, la corsa alle fonti fossili, che non dovrebbe essere una corsa ma piuttosto una fuga, sta favorendo l’ingresso di Paesi economicamente forti che finiscono per appropriarsi di aree caratterizzate da una gestione debole o insufficiente.

Nel Mediterraneo è pensabile un tipo di azione di contenimento del degrado del suolo simile?

desertificazione europa

Credo che sia necessario e indispensabile nei Paesi del Mediterraneo, ma anche in altri Paesi europei interessati da processi di degrado e desertificazione.

È necessario provvedere al recupero della funzionalità e della produttività delle aree danneggiate.

Tuttavia, progetti di dimensioni così vaste non sono applicabili all’Italia. La logica che li ispira, però, sì: lavorare in coordinamento e in connessione con le comunità locali, partendo dalle risorse naturali e rafforzando le condizioni sociali ed economiche, è sicuramente un approccio importante.

Potrebbero anche interessarti?

  • Transizione energetica e mobilità elettrica in Italia: una necessità ormai ineludibile
  • Cambiamento climatico nelle aree polari: effetti globali e rischi per il pianeta
  • Il cambiamento climatico secondo Franco Prodi
  • Luca Mercalli: adattamento e resilienza di fronte ai cambiamenti climatici
  • Mario Tozzi: le migrazioni saranno inevitabilmente sempre più climatiche
  • L’importanza di essere dalla parte del suolo
  • Effetto serra effetto guerra: Cambiamenti climatici e migrazioni due fenomeni correlati

Archiviato in:GreenStyle, Le Interviste

Barra laterale primaria

Romanzo: la gabbia di Azulejos

Romanzo ambientato a Lisbona che parla di turismo di massa, gentrificazione, ripercorrendo la storia della città dalla Rivoluzione dei Garofani sino ai giorni nostri con i fenomeni della gentrificazione e del turismo di massa. E' al tempo stesso un atto d'amore nei confronti della città.
Un appassionato romanzo noir ambientato a Lisbona che parla di call center, turismo di massa e gentrificazione. Ma che è al tempo stesso una dichiarazione d'amore nei confronti della città.

Iscriviti al nostro canale Youtube

Ultimi articoli

Vivere a  São Tomé e Príncipe inseguendo un’idea di turismo sostenibile

Vivere a São Tomé e Príncipe inseguendo un’idea di turismo sostenibile

6 Luglio 2026

Batterie al sale o agli ioni di sodio: una possibile alternativa al litio

Batterie al sale o agli ioni di sodio: una possibile alternativa al litio

2 Luglio 2026

El Niño il fenomeno climatico che spaventa il mondo

El Niño il fenomeno climatico che spaventa il mondo

22 Giugno 2026

Rimedi naturali contro le pulci di cani e gatti

Rimedi naturali contro le pulci di cani e gatti

16 Giugno 2026

La Grande Muraglia Verde africana una sfida epocale per il futuro

La Grande Muraglia Verde africana una sfida epocale per il futuro

14 Giugno 2026

Latte vegetale: benefici, differenze e come scegliere quello più adatto a te

Latte vegetale: benefici, differenze e come scegliere quello più adatto a te

10 Giugno 2026

Bevande sostenibili per l’estate: la tendenza dei green drink naturali

Bevande sostenibili per l’estate: la tendenza dei green drink naturali

2 Giugno 2026

Vivere a Capo Verde nella Isola di Maio e riscoprire la felicità nei piccoli attimi

Vivere a Capo Verde nella Isola di Maio e riscoprire la felicità nei piccoli attimi

29 Maggio 2026

Stanchezza, routine e piccoli segnali del cambio stagione

Stanchezza, routine e piccoli segnali del cambio stagione

29 Maggio 2026

L’ingegneria del dettaglio: i nodi critici nella progettazione di involucri in alluminio

L’ingegneria del dettaglio: i nodi critici nella progettazione di involucri in alluminio

26 Maggio 2026

Ascolta il nostro podcast su Spotify

Cerca in Natural Mania

Seguici su Facebook e Instagram

  • Facebook
  • Instagram

Footer

IL BLOG

  • Le Interviste di Natural Mania
  • Moda Vegana
  • Green Style
  • Design Ecologico
  • Mobilità Sostenibile
  • Benessere e rimedi naturali

Natural Mania

NaturalMania.it è prima di tutto un blog di amanti dell'ecologia.

Pensiamo che sia possibile VIVERE RISPETTANDO L'AMBIENTE e TUTTE LE FORME DI VITA.

Se pensi che sia possibile vivere in armonia con la natura, in modo etico ed abbracciando stili di vita sostenibili e cruelty-free sei nel blog giusto, benvenut* ;)

Diamo spazio a stili di vita eco-sostenibili, alla cultura vegetariana e vegana, a progetti di GREEN e di ECO Design al mondo della moda vegana, alla bioarchitettura e ai progetti per una mobilità sostenibile nelle nostre città.

Sempre con uno sguardo attento alla green economy e all'innovazione tecnologica, digitale etica ed alle aziende artigiane del Made in Italy!

Gli autori di Natural Mania sono volontari, se hai voglia di proporci una storia o raccontarci un tuo pensiero in linea con i nostri contenuti contattaci, volentieri valuteremo la tua proposta, puoi scriverci le tue opinioni alla nostra email: info@naturalmania.it!

Iscriviti alla nostra newsletter!

Policy

Leggi la nostra Privacy Policy
Leggi la nostra Cookie Policy
Il Blog Natural Mania non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Social:

  • Facebook

Info

Natural Mania promuove le imprese del made in italy che sposano i nostri valori “green” e cruelty free:

  • La Vetrina Sostenibile


Su di noi:

  • Chi Siamo
  • Vuoi saperne di più? Contattaci
Benvenuti sul blog di NaturalMania.it - Moda, Digitale, Cultura, Design ecologici e crueltyFree - NIF: 287110982