Il design di permacultura spiegato da Pietro Zucchetti

Pubblicato il: 4 Giugno 2025
Autore: Natural Mania
Intervista al fondatore e Presidente dell’istituto italiano di Permacultura

Ildesign di Permaculturaconsiste nel progettare econistemi durevoli atti a soddisfare i nostri bisogni tenendo conto delle esigenze di rigenerazione e produzione del suolo, della biodiversità, del suolo, del clima e di tutti i fattori che incidono nel territorio in cui andiamo a progettare.
Per fare chiarezza siamo andati a intervistarePietro Zucchetti, fondatore (2010) dell’Istituto Italiano di Permaculturaprogettista e formatore, nella rosa del docenti del Permaculture Research Institute of Australia.
Negli anni, oltre ad aver tenuto tanti corsi di formazione di discipline legate allaPermacultura(agricoltura rigenerativa, forest garden, gestione forestale sostenibile, ceduazione, potatura alberi da frutto antichi, l’apicoltura e l’arboricoltura) , ha pubblicato diversi libri sulla materia di cui l’ultimo èAppunti di Permacultura.
Ci faccia un’introduzione relativa alle sue attività, dell’istituto che ha fondato…
Mi chiamo Pietro Zucchetti e sono diplomato in Permacultura applicata conl’associazione britannica, sono anche istruttore delPermaculture Research Institute of AustraliadiGeoff Lawtone ho collaborato a vari progetti anche conKen Yeomans, che è il figlio diPercival Alfred Yeomansche ha inventato il sistema di design dellaKeylineper la gestione delle acque, un sistema praticamente di idrologia rigenerativa.
Poi sono anche diplomato ingestione sostenibile del boscoconBen LawinInghilterra, uno dei fondatori dellaFSC,Forest Stewardship Council. Poi sono anche diplomato in idrologia rigenerativa conDarren J. Doherty, che collabora poi conJoel SalatindellaPolyface Farmnegli Stati Uniti. Ho collaborato conDaniele Cesanoper il discorso dellaPermacultura sintropica,lui è attualmente in Brasile ha fatto vari lavori con la Fao e l’Onu per icampesions brasiliani.
Fondo nel 2010, l’Istituto Italiano della Permaculturaper promuovere la permacultura in Italia, per fare anche della formazione, delle lezioni, quindi corsi72 ore, per dare anche un’informazione libera alla permacultura in Italia, indipendente, infatti ho lanciato il canale Youtube già nel2010, con più di300 video gratuiti, abbiamo il nostro sito internet www.istitutoitalianodelpermacultura.com, pieno di informazioni gratuite, di articoli eccetera.
Con l‘Istituto Italiano di Permacultura cerchiamo di diffondere la permacultura per tutti gratuitamente attraverso conferenze. Sempre con l’Istituto, ma soprattutto io come istruttore delPRI Australia, diGeoffLawton, facciamo anche i corsi di72 ore, per formare le persone neldesign di permacultura.
Cosa vuol dire design di permacultura? Può spiegare il termine a chi lo sente per la prima volta…
Il design di permacultura è la permaculturapraticamente, tale disciplina si caratterizza con un design conscio per il mantenimento di ecosistemi agricoli e produttivi che possiedono la diversità, la stabilità, la capacità di recupero degli ecosistemi naturali.
Quindi possiamo dire che noi umani,con il nostro cervello soltanto non siamo in grado di comprendere la natura e la sua normalità, e quindi non siamo in grado di progettare, di produrre, creare sistemi naturali, ecco questo è un po’ il discorso. Usando delle nuove scienze, comeil pensiero sistemico, che viene poi sintetizzato all’interno deldesign di permacultura,
ildesign di permaculturain un certo senso è un pensiero sistemico che serve ad avere,una visione più olistica nel senso dell’inglese thewhole, come intero, ecco, cioèavere una visione dell’insieme, dell’intero, solo così possiamo comprendere la natura, solo così possiamo rapportarci con essa e vivere con essa e avere anche frutti da essa.
Se non comprendiamo la totalità della natura, ma soltanto una parte, comprendiamo solo lemicorrize, comprendiamo solo labiologiadell’albero, comprendiamo solo qualche animale o qualcosa non totalmente connesso.
Lì chiaramente non abbiamo la visione e quindi non possiamo interagire con la natura vera, questo è un po’ il discorso, quindi ildesign di permacultura in un certo senso è una sorta di pensiero sistemico,quindi di sintesi che si va a fare per comprendere i luoghi dove noi andiamo poi a fare i progetti, diciamo in una sintesi molto sintetica, e chiaramente avendo scritto un libro di design, 270 pagine, è molto più complesso di quello che ho spiegato al momento, però ecco, la caratteristica è questa e la funzione è questa qua, tutto diavere una visione olistica, quindi questo vuol diredelle connessioni che ci sono tra tutti gli elementi di un determinato habitat, di un determinato luogo, di un determinato terreno, dove vogliamo fare il progetto.
Questo nuovo libroAppunti di permaculturaè per tutti o per chi è già all’interno della materia?

Poi ovviamente come la permacultura in generale è formata da tante cose semplici che poi diventano una cosa complessa, quindi ovviamente andando a vedere i vari capitoli, i vari progetti,il linguaggio è molto semplice per tutti,ma alla fine del libro la situazione diventa molto complessa, fino ad arrivare ai vari design che sono stati pubblicati sul libro.
E’ un percorso, si inizia dalle basi del libro, infatti il primo capitolo è chiamato le basi con che cos’è la permacultura, le condizioni del sistema della terra al momento, a livello molto embrionale, molto olistico, l’etica della permacultura.Si passa dal design e altre cose, quindi diciamo che è per tutti quelli che seriamente vogliono affrontare la permacultura, vogliono comprenderla e vogliono usarla.
Lei in questi anni ha condotto molti progetti sul campo. Che evoluzione c’è stata?

Si vedono queste differenze enormi dove prima era un approccio tra virgolette primitivo, ovvero con meno consapevolezza dei processi biologici, meno consapevolezza anche e soprattutto di cose una volta le chiamavanopseudoscienze, ma oggi con la fisica quantistica però stanno confermando e non hanno niente da invidiare alla scienza che conosciamo.
Quindimi riferisco chiaramente a alchimia,mi riferisco a radiestesia,mi riferisco a fisica quantistica.Con questa consapevolezza che non basta piantare degli alberi, non basta cercare di rigenerare il suolo attraverso leopulazioni microbiologiche, microbiche, o parciapaturevarie, o l’utilizzo di compost.
La rigenerazione che noi riusciamo a fare oggi attraverso la progettazione di permacultura non è soltanto una questione materialistica e fisica, va oltre, mentre prima noi eravamo molto più agganciati a un discorso prettamente scientifico, biologico,oggi capiamo che se non c’è una componente animica, non c’è una componente di consapevolezza proprio anche a livello quasi spirituale,non andiamo a rigenerare un bel nulla, cioè possiamo sì produrre qualcosina, possiamo andare, ma non c’è quella rinascita, quella rigenerazione vera fatta con la forza della natura.
L’introduzione di piante specifiche che rappresentano i vari pianeti per esempio, quindi è un discorso di connessione, di riconnessione fra gli elementi del habitat e dell’ambiente che abbiamo sulla terra, ma anche un’opera di riconnessione a delle forze che sono un po’ più grandi di noi, che sono magari, forse possiamo dire, universali, cosmiche, eccetera, che sono importantissime e che ci danno quell’energia che ci dà la possibilità di rigenerare, perchése noi prendiamo un terreno che è stato avvelenato e diserbato, eccetera, per 30 anni, e allora tutta questa energia per rigenerarlo,quello non è che riprende così per magia, infatti i contadini non è che si vendono poi i terreni che sono totalmente distrutti, perché se fosse così facile li metterebbero a posto i contadini, invece li vendessero, li metterebbero a posto e tutti li avrebbero da sfruttare, ma invece non è così, quindi che vuol dire?
Abbiamo bisogno di un’energia specifica per la rigenerazione, e dove si prende?Se l’uomo, l’area è distrutta, ecco, una parte si può trovare in alcune sacche qua e là, che si possono trovare nel territorio, quindi delle sacche di humus, delle sacche di acqua, dei depositi di acqua come nelle fosse, delle cose eccetera, però pure quello non basta, quindi io ho visto un’esperienza pratica sul terreno, perciò l’ho triturata nel libro, perché le metto in pratica queste cose,facendo una riconnessione dell’uomo all’essere umano e l’uomo è essere umano al cosmo, che è quello che praticamente facevano poi gli alchimisti, abbiamo dei risultati che sono incredibili.
Questo è un po’ il discorso, e l’abbiamo visto con i nostri occhi, quindi ripetendo indietro i primi progetti fatti, e dico quanto eravamo ignoranti e incoscienti soprattutto.
Per un coltivatore che vuole passare dall’agricoltura tradizionale alla permacultura, che tipo di approccio vi consiglierebbe?
Di cambiare totalmente la sua coscienza, cercare di capire cosa ha fatto fino a quel momento,prendersi le proprie responsabilità— che è la prima cosa che si fa inpermacultura— e vedere cosa viene fuori una volta fatta questa operazione. Prendere coscienza della situazione attuale, del proprio terreno, della propria azienda, di se stessi.
Dopodiché vediamo un attimo, facciamoci due calcoli e vediamo cosa si può fare. Ho lavorato per diverse aziende agricole: con alcune è andata bene, ma perché c’era comunque già una coscienza elevata e sviluppata dell’ambiente naturale, di cosa serve veramente alla natura per produrre senza usare pesticidi, eccetera.
In quel caso, sono state esperienze molto utili. In altri casi, invece, erano soltanto disperati, non sapevano più cosa fare, ed è andata male, perché chiaramentenon c’è una convinzione di base dei processi biologici, non c’è una comprensione di base di quello che serve veramente alla natura per rigenerarsie per produrre. Quindi, in quei casi, purtroppo non si può fare nulla. È tutto un discorso di coscienza. Noi possiamo rigenerare un terreno molto facilmente, facendo le cose giuste, anche molto più rapidamente di quello che pensiamo. L’abbiamo fatto, lo stiamo facendo, in decine di progetti. Quindi non è quello il problema.
Il problema è l’essere umano. L’essere umano deve iniziare assolutamente a fare dei processi di analisi, autoanalisi, cercare di innalzare la propria coscienza, di prendere coscienza di ciò che ha fatto, di chi è, di dove vive.
Senza aver acquisito questa consapevolezza un contadino, un agricoltore, non può fare nulla.
Tornando al tema del contadino che vuole cambiare, quali sono i tempi e i costi di una transizione verso un nuovo modello agricolo?
Al momento, noi stiamo realizzando coltivazioni con un costo complessivo di circa30.000euro per ettaro. In questa cifra è compreso tutto. Questo è, quindi, il costo di riferimento.
Per quanto riguarda i processi, dipende: una parte può essere standardizzata, parliamo ad esempio dei processi generali.Il primo passo fondamentale è iniziare a lavorare con i microbi:batteri, protozoi, tutta la componente microbiologica aerobica del suolo. Senza questo lavoro, non si va da nessuna parte.
Ma non basta:bisogna anche ricreare l’habitat per questi microbi. È necessaria, quindi, una vera e propria consapevolezza di questo tipo di approccio. Oggi, purtroppo, in agricoltura di questi temi non si parla quasi per niente.
Qualcuno comincia a fare qualcosa. Ho parlato con persone anche piuttosto influenti di alcuni grandi gruppi agricoli, ad esempio in Piemonte, nel Cuneese. Ma lì si fermano alle micorrize. Quando provo ad approfondire, mi dicono: “State troppo avanti, non riusciamo ad arrivare a quella concezione.” E non perché non siano capaci di attuarla, ma proprio perché non riescono a concepirla.
Non riescono a comprendere il discorso legato all’aerazione del suolo, al lavoro esclusivamente con microbi aerobici.Il suolo, per produrre cibo, ha bisogno di ossigeno, di una buona aerazione, di microbi aerobici.Ha bisogno di acqua, di trattenere umidità grazie proprio a questa aerazione.
Ecco perché il primo passaggio è tutto un lavoro di rigenerazione del suolo, che va di pari passo con la gestione dell’acqua. Senza acqua, senza umidità, un suolo non può produrre nulla. Poi entra in gioco una presa di coscienza: bisogna agire in relazione allo stato di fatto del terreno.In che condizioni si trova questo suolo? Questa azienda agricola?
Le aziende che fanno agricoltura biodinamica o un biologico serio, ad esempio, non presentano danni enormi: si riprendono velocemente, c’è sicuramente margine di miglioramento, ma non sono messe male. Al contrario, chi usa agenti chimici e pesticidi ha suoli praticamente morti, ridotti a substrati minerali che non supportano più la vita.
È come coltivare sulla Luna. Tutto dipende, quindi, dalla condizione attuale del terreno:è completamente mineralizzato? È “lunare”? Oppure manca solo un po’ di humus, di sostanza organica, di microbiologia?In quel caso si può intervenire facilmente, integrando ciò che manca. Ma sono due situazioni completamente diverse, che richiedono approcci differenti. Ecco perché non è possibile standardizzare del tutto gli interventi da fare. Ed è qui che entra in gioco ildesign di permacultura,serve proprio a questo:
A determinare lo stato di fatto di un terreno e, sulla base di quella specifica situazione, progettare interventi mirati: fare questo, questo e quest’altro.
Qual è lo stato attuale della permacultura in Italia? Rimane ancora un fenomeno di nicchia? C’è sensibilità, curiosità? Che cosa avete notato negli ultimi anni?
Confrontando l’Italiacon laFrancia, l’Inghilterrae anche laCroazia, dove lavoro, devo dire che c’è stato un cambiamento piuttosto importante. Negli ultimi dieci anni c’è stata, secondo me, una buona diffusione. In passato si partiva da qualcheorto sinergico, non si parlava molto difood forest,né tanto meno di piante perenni, che sono alla base dellapermacultura. Siamo quindi passati da una fase embrionale a una situazione di diffusione abbastanza significativa.
Di recente sono stato aSalerno, dove ho visto all’opera tante associazioni diverse, tutte impegnate in progetti straordinari.È stato emozionante vedere tutto quello che si sta realizzando grazie a una partecipazione popolare molto sentita.Il bello è che tutto questo avviene spesso indipendentemente dal sostegno regionale o statale: si utilizzano a volte dei fondi europei, ma in gran parte i progetti sono portati avanti tramite autofinanziamento.
Quindi sì, credo che inItalialapermaculturasi sia diffusa molto negli ultimi anni. Rimane ancora un fenomeno di nicchia, è vero, ma la crescita è stata significativa, e questo soprattutto grazie alle persone. Grazie a chi si è incuriosito, si è formato, ha cominciato a fare e ha condiviso con amici e parenti. Insomma, grazie agli italiani che hanno iniziato a comprendere l’importanza di una disciplina così fondamentale per il nostro futuro: una materia rigenerativa che potrà – spero – garantire un avvenire prospero alle generazioni che verranno.
Potrebbero interessarti:
- L’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana
- Luca Mercalli: adattamento e resilienza di fronte ai cambiamenti climatici
- Saviana Parodi: vivere la vita con consapevolezza grazie alla permacultura
- Effetto serra effetto guerra: Cambiamenti climatici e migrazioni due fenomeni correlati
- La partecipazione come paradigma delle città future
- Non tutto il mare è perduto, un libro per riflettere e trarre ispirazione
- Turismo ed ecosostenibilità un matrimonio possibile
- Gestire e vivere un eco-albergo all’Isola d’Elba
- L’automobile a idrogeno un’utopia possibile
- I segreti del garden design








