Intervista al fisico dell’atmosfera, voce fuori dal coro sulla natura antropica del riscaldamento globale.
In passato abbiamo scritto diversi post e realizzato audio in merito ai cambiamento climatico, dando spazio a studiosi e divulgatori di fama nazionale e internazionale. Poiché crediamo nella libertà di parola e di pensiero, specialmente quando il pensiero è quello di uno studioso che ha passato tutta la vita a occuparsi di certe tematiche, ci è parso giusto intervistare anche il fisico dell’atmosfera Franco Prodi, nota “voce contro” rispetto a quanto solitamente viene detto da studiosi di altrettanta fama.
Il professor Prodi ha insegnato Fisica dell’Atmosfera all’Università di Ferrara, ove ha aperto l’unico corso di Laurea in Italia in Meteorologia e Ambiente, ed è stato direttore, fino al 2008, dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR.
Ci piacerebbe che si ragionasse, appunto, su punti di vista autorevoli, evitando tifi da stadio o pregiudizi in merito all’una o all’altra teoria, e che ognuno cerchi di farsi un’idea in maniera intellettualmente onesta sul cambiamento climatico.
L’intervista la troverete in forma testuale, in questo spazio, e in versione audio sul nostro canale YouTube, al quale vi chiediamo di iscrivervi!
Professor Prodi, può farci innanzitutto una presentazione della sua persona?
Il Servizio meteorologico dell’Aeronautica curava la formazione dall’interno: la meteorologia, infatti, è sempre stata, prima di una certa data, fuori dal mondo accademico. Quindi queste lezioni, soprattutto quelle del colonnello Gazzola di meteorologia dinamica, e poi il servizio al Monte Cimone con il colonnello Vittori, che successivamente è passato al CNR ed è diventato professore universitario, mi hanno entusiasmato.
Io ho visto la grandine come un materiale: mi sono occupato, nei primi anni, di ricerca sulla grandine e venni invitato negli Stati Uniti per i risultati che avevo ottenuto nella misura della densità locale della grandine, in ogni punto del chicco, attraverso la micrografia di contatto ai raggi X. Mi sono inserito in questa linea di fisica delle nubi con molto successo, perché di solito i meteorologi non sono molto bravi come fisici dei materiali.
Questo materiale naturale, usato proprio come sensore permette, analizzando il chicco strato per strato, di seguire le vicissitudini delle temperature, le condizioni dell’acqua liquida e il passaggio al ghiaccio all’interno del temporale. Poi sono venute tutte le altre tematiche, come la fisica dell’aerosol ed il trasferimento delle radiazioni in atmosfera, la radarmeteorologia: insomma, ho preso questa strada con tanto entusiasmo.
Nel 1985, succedendo al professor Vittori, sono stato nominato direttore del FISBAT (Fisica della alta e bassa atmosfera), poi confluito nell’ISAC (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima), che ho diretto fino al 2008. Successivamente, dopo essere entrato in età da pensione, ho mantenuto l’associatura, stato che consente di continuare l’ attività di ricerca, partecipare alle conferenze e proporre e dirigere progetti.
In campo accademico, una volta tornato in Italia dall’America, sono stato docente di Fisica, Termodinamica e Geofisica all’Università degli Studi di Modena dal 1970 fino al 1987, quando ho ottenuto la cattedra di Fisica dell’atmosfera all’Università di Ferrara. Sempre a Ferrara ho realizzato il primo e unico Corso di Laurea in Meteorologia e ambiente, che è stato cancellato quando sono uscito per limiti di età.
Dopo questa presentazione arriviamo al centro dell’intervista. Lei è considerato una voce fuori dal coro circa le cause del cambiamento climatico. Come giudica l’attuale dibattito? Ci spiega da studioso di fisica dell’atmosfera quali sono, secondo lei, le ragioni dei cambiamenti in corso?
Mi consenta di farvi un quadro.
Perché esiste il cambiamento climatico?
Il clima non può non cambiare, deve cambiare. Pensiamo alla Terra come a una palla da biliardo e al Sole come a una lampada. Se lei cambia la distanza della palla da biliardo dalla lampada, è chiaro che l’energia ricevuta varia.
C’è un problema astronomico: l’orbita terrestre non è perfettamente circolare, ma leggermente ellittica, e neppure questa è costante, per l’effetto gravitazionale degli altri pianeti. L’asse terrestre ha un moto di precessione che dura circa 26 mila anni, perché è inclinato rispetto al piano dell’ eclittica. Insomma, le cause astronomiche sono importanti.
Poi c’è il tema della lampada: il Sole è una stella molto bizzarra.
Lei pensi che c’è questo nucleo di 15 milioni di gradi di temperatura all’interno, la nota fusione nucleare: nuclei atomici di idrogeno si uniscono per formarne uno più pesante, elio, rilasciando enormi quantità di energia. Einstein aveva ragione: l’eccesso di massa diventa energia.
Poi c’è il secondo strato, che è quello della radiazione, e quindi quello più esterno, detto convettivo. Il tutto è tenuto in piedi da un equilibrio straordinario: il collasso gravitazionale è impedito dalla pressione di radiazione.
La superficie del Sole, con quasi seimila gradi, emette radiazioni e poi c’è il vento solare, che sono particelle, fatte soprattutto di muoni, che viaggiano e si avvolgono intorno al campo magnetico terrestre e che danno degli effetti sulla meteorologia.
Ma per la terra lo scambio fondamentale è tra fotoni solari in arrivo e fotoni solari che se ne vanno nello spazio esterno.
Questo bilancio sarebbe molto semplice, ma è invece molto complicato perché c’è l’atmosfera. Se la Terra fosse una palla da biliardo senza atmosfera, avremmo una temperatura di -18 °C. Senza l’atmosfera, la Terra sarebbe invivibile.
Dentro l’atmosfera avvengono tantissime cose che, dal punto di vista della radiazione solare in arrivo, sono importantissime.

Arriva la radiazione solare e parte (un 30% circa) viene riflessa verso l’esterno: il processo si chiama albedo. Sono fotoni solari che arrivano e ripartono come tali verso lo spazio esterno.
La parte restante attraversa l’atmosfera, ed in parte arriva alla superficie.
I fotoni interagiscono soprattutto con le nubi e con l’aerosol fuori da nube. Le particelle di aerosol interagiscono con i fotoni solari e danno quello che si chiama scattering, ovvero la diffondono la radiazione intorno a loro.
C’è quindi un bilancio tra fotoni solari che arrivano e fotoni terrestri che se ne vanno nello spazio esterno, che è molto complicato, ed è una fisica molto importante nella quale io mi sono ritrovato, e che è al centro del sistema clima.
Se nel bilancio prevale il flusso dei fotoni solare la terra si riscalda, se prevale il flusso dei fotoni terrestri verso o spazio esterno la terra si raffredda.
Venendo ora alla sua domanda sulla natura del dibattito attuale, io conosco bene tutto l’ambiente che poi ha dato vita all’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change).
Al WMO di Ginevra fanno riferimento i 194 Servizi Meteorologici del pianeta, ed io ero inviato spesso dal Servizio Meteorologico Italiano (SMAM).
Ma la ricerca nasce da tutt’altra parte.
rivista scientifiche con revisori, Conferenze Internazionali.
A partire dagli anni 70 sono usciti dei lavori che hanno affermato che il riscaldamento globale, che ha cominciato a essere sensibile dopo gli anni ottanta, è causato essenzialmente dall’uomo industriale che produce la CO2 nelle emissioni.
Le serie storiche con cui si stima la temperatura globale partendo dai dati delle migliaia di stazioni sparse sul pianeta e che mostrano un riscaldamento di sette decimi di grado per secolo dagli inizi dell’Ottocento, sono la base per lo studio del clima.
Guarda caso, in concomitanza con l’inizio dell’era dell’uomo industriale.
Si è creata, attraverso lavori non ben controllati, l’idea che questa coincidenza avesse una relazione di causa-effetto.
Siccome la temperatura è aumentata di sette decimi di grado per secolo dall’Ottocento a oggi, e questo periodo coincide con l’uomo industriale, prima attraverso il carbone, poi il petrolio e infine il nucleare, si è sviluppata l’idea che questo riscaldamento, che viene da queste misure globali e che non è neanche eccessivo, sia dovuto esclusivamente all’uomo industriale.
Il sistema, in realtà, è molto complesso: potrebbe essere una crescita successiva alla piccola era glaciale.
Invece si è fatta strada quella che io definisco una bufala pazzesca, propagandata dall’IPCC, che si è formato negli anni Ottanta, con queste trenta COP una dopo l’altra, che partono già con un canovaccio precostituito e partono dalla convinzione che la causa dell’effetto serra sia la sola CO₂ prodotta dall’uomo.
Da tutto ciò ne sono derivate delle conseguenze per l’energia che, allo stato attuale, sono catastrofiche.
Le persone che hanno dato vita a questa ideologia verde hanno portato con sé degli inconvenienti economici di grossa portata.
Se si parla delle basi fisiche del sistema clima, mi dispiace ma l’autorità sono io (e i duemila scienziati di Clintel.org); gli altri, se non hanno le credenziali, devono stare zitti.
Purtroppo la scienza è fatta così: non si va a consenso.
Quindi, a livello empirico, lei non trova riscontro rispetto a quanto viene comunemente detto sul ruolo che hanno i gas serra e l’uomo nel cosiddetto cambiamento climatico?
Per esempio, il vapore acqueo, diffusissimo, ha i suoi effetti. I fotoni terrestri, se non vanno verso lo spazio esterno, hanno quello che noi chiamiamo la finestra dell’infrarosso (8–13 micron): non trovano ostacoli dell’effetto serra e vanno verso lo spazio esterno, ma nelle bande vicine c’è assorbimento.
La stessa cosa vale per la base delle nubi, che fanno effetto serra. I fotoni terrestri vanno verso lo spazio esterno, trovano la base della nube, quindi fanno avanti e indietro tante volte; poi la sommità della nube emette dell’infrarosso verso l’esterno.
Insomma, ci sono degli eventi enormemente complicati.
Lei non avrà mai sentito parlare di scattering secondario. In pratica, quando questi fotoni solari incontrano le particelle che l’aerosol diffonde, rimangono sempre delle onde elettromagnetiche. Alcune, come quelle sulle particelle carboniose, degradano in calore; però normalmente, in particelle tipo quarzo, diffondono radiazione tutto intorno e cosa trovano? Trovano altre particelle di aerosol.
Se è nella nube, trovano altre goccioline; se è una nube di ghiaccio, trovano altri sali di ghiaccio e, a loro volta, oltre alle radiazioni solari in arrivo, ricevono questa radiazione secondaria, che si chiama scattering secondario ed è complicatissima.
Nei modelli con cui si denuncia il cambiamento climatico, sono loro stessi ad auto-tutelarsi.
Se lei guarda i report dell’IPCC, c’è l’ultima colonna che indica il level of sientific understanding vedrete che il livello di conoscenza scientifica sull’effetto delle nubi e dell’aerosol è “LLOW” che significa livello basso di conoscenza scientifica.
Mi sono ritrovato, da fisico delle nubi, al centro di questa discussione, con tutte queste persone che parlano senza essere mai venute alle conferenze internazionali alle quali portavo i risultati del mio gruppo, frutto di tutta una vita di ricerca.
Insomma, io non ho cercato questa mia preminenza di credenziali sul clima: è nei fatti, avendo studiato le nubi e l’aerosol, che sono al centro della tematica.
Lei però non nega che vi sia un cambiamento climatico in atto?
Dagli inizi dell’800, da quando abbiamo queste serie storiche in tutto il mondo (a due metri dal suolo come si misura nelle capannine meteo, le ripeto, logiche), queste serie storiche dicono che c’è un aumento di 7/10 di grado globale per ogni secolo.
Poi c’è stata questa “bufala” mondiale, unica e massima in tutta la storia dell’umanità, che sta andando avanti e che dice che la causa del riscaldamento è antropica e l’uomo non può più fare emissioni.
Questa ideologia green sul cambiamento climatico sta portando delle disgrazie indicibili, senza che quelli che l’hanno propagandata dicano “mi sono sbagliato”, ma continuano nei disastri.
Stiamo parlando di questi catastrofisti che dicono che città come Miami verranno sommerse dall’acqua, ma stiamo parlando di millimetri all’anno e di qualche centimetro per secolo.
Stiamo parlando dell’innalzamento del livello del mare o della subsidenza (sprofondamento del suolo costiero).
Il ghiaccio artico, quando si fonde, non dà nessuna variazione nel livello dei mari.
Non pensa che in questo periodo stiamo assistendo ad un aumento degli eventi estremi?
Io, alla fine degli anni Novanta, sono stato Coordinatore del Progetto europeo MEFFE (Meteorological Forecasting for Flood Events), che si occupava di eventi meteorologici e di alluvioni.
Il primo package era quello di controllare la statistica delle alluvioni in tutta Europa. L’Italia, che ha un archivio di eventi estremi nei primi del Novecento, è messa benissimo (l’archivio si chiama AVI): alla fine dello studio, avvenuta nel 1999, si è visto che non ha avuto un aumento degli eventi calamitosi, ma dei danni, che è ben diverso ed è ovvio.
Se tu fai una fabbrica in un terreno alluvionale, ne becchi le conseguenze.
Stessa cosa per gli eventi tropicali. Io ho fatto l’introduzione del libro Piccola lezione sul clima di Kerry Emanuel, dove si spiega come non sia aumentato il numero di cicloni tropicali, ma l’energia.
Questo piccolo aumento che c’è stato nella temperatura porta a maggiore vapore d’acqua in atmosfera: c’è l’equazione di Clausius-Clapeyron, per cui il vapore che ci può stare in una massa d’aria aumenta esponenzialmente con un aumento della temperatura.
C’è chi gli eventi estremi li studia come lavoro nelle proprie ricerche: esiste un’unità dell’ISAC.
Michele Brunetti è molto bravo e vi invito ad andare a vedere i suoi lavori.
I cicloni e le alluvioni c’erano anche prima; oggi, ogni volta che avvengono, viene messa un’enfasi catastrofista.
Oggi si è arrivati a questa situazione in cui la gente va a consenso.
Nel 1996, quando divenne Presidente del Consiglio, avvertii mio fratello Romano del fatto che si trattava di una bufala, ma lui disse: «È secondo il principio di precauzione che la politica deve muoversi».
Io gli risposi che il principio di precauzione non è nei libri di fisica, non c’è proprio.
Prima ho parlato del cuore della questione del clima, che è il bilancio dei fotoni in entrata e in uscita.
Poi ci sono altri processi molto importanti che possono contribuire a un cambiamento climatico, come per esempio le eruzioni vulcaniche, che buttano fuori tanta CO₂ anche loro; le particelle che possono andare in stratosfera.
Il calore proveniente dal profondo della Terra, che è difficile da misurare ma c’è e lo vediamo proprio durante le eruzioni.
Altri fattori sono le interazioni tra oceano e atmosfera e poi c’è ancora tanta ricerca da fare relativa al trasporto della radiazione dentro le nubi.
Partendo dalla sua posizione sul cambiamento climatico. Lei a livello ambientale come si pone? Pensa che tutto debba essere lasciato così o è favorevole a un cambiamento?
Più amico della natura di me non c’è nessuno. L’ambiente planetario va custodito e protetto, ma è ben diverso da questo mercato della CO₂, delle emissioni.
Io ti tolgo una foresta, però tu mi dai tanti milioni: è un’altra cosa.
È diverso dire «ci saranno più alluvioni, alziamo tutti gli argini dei fiumi» dal dire «difendiamo il suolo» o «togliamo la plastica dagli oceani». L’impiego delle enormi risorse necessarie è ben diverso.
Nei due casi. Il numero due di Italia Nostra mi ha inviato un servizio dove si vedevano pale eoliche vicine ai conventi benedettini del Mezzogiorno: un’oscenità.
La finanza mondiale ha bisogno di questi investimenti, come anche nelle auto elettriche.
Noi siamo cittadini sani, normali, che vogliamo un pianeta che sia in equilibrio con la biosfera.
Ci sono libri interessanti sull’argomento, come quelli di Luigi Sertorio, Ecofisica e La mappa del denaro.
L’uomo deve avere un equilibrio con tutta la biosfera, con tutti i fattori che fanno ciclo. I combustibili fossili e le discariche non fanno ciclo.
Se non facciamo qualcosa, il pianeta si riempirà di discariche; noi invece dobbiamo proteggere l’ambiente, ed è possibile farlo in tanti modi.
Va fermato il treno delle COP, che da trent’anni dicono le stesse cose ed è un canovaccio già prestabilito: qualcosa voluto dalla finanza mondiale che non ha senso.
Cosa direbbe alle nuove generazioni, che vivono in un periodo incertezza e che hanno nella lotta al cambiamento climatico uno dei pochi ideali di cambiamento?
lass=”yoast-text-mark” />>Io soffro molto per queste cose: mi mancano gli studenti e mi manca l’insegnamento.
È stata una vera e propria persecuzione; a un certo punto mi hanno detto: “Fai i cartoni e te ne vai”. Adesso ai talk show non mi vedete più. Da quando ho detto “andate a Mesagne e Torchiarolo: ci sono i due radar doppler e multi-parametrici in Puglia buttati lì, realizzati con sacrifici enormi e ridotti a ferraglia” non si sono più fatti vivi e mi lasciano nella solitudine piena.
Io dico ai politici che la ricerca non si fa con il consenso, ma con studio e sacrificio.
Si sente nelle sue parole un certo rancore. Come giudica lo stato della ricerca in Italia?
Il CNR è diventato una sorta di santuario del quale non si può discutere niente. Ma scherziamo?
Sono ottomila persone che dovrebbero guidare l’innovazione nel nostro Paese. Ma perché, secondo lei, tanti giovani ricercatori se ne vanno all’estero?
Io ho due figlie: una è in Germania e una è a Parigi, e così tanti altri che, appena laureati, vanno via. I media non lo trattano come un grosso problema.
Io mi prendo le mie persecuzioni, ma alla fine mi reputo fortunato, perché sono nato in una famiglia di persone che hanno cercato la verità scientifica.
Nella storia Paolo, nella matematica Giovanni, Vittorio, che ci ha lasciato da poco, era un grande fisico sanitario, poi Romano, lo conoscete. Ma non ne parla nessuno, e invece dovrebbero essere d’esempio, altro che Agnelli e Berlusconi.
Io ho semplicemente fatto quello che ho potuto nel mio campo. È il Paese che è fermo. È la rana dentro la pentola che, scaldata un poco alla volta, non fa più il salto.
Faccio un esempio sulla ricerca di cui parlavo prima, quella in Puglia.
La radarmeteorologia di ricerca è una cosa che si riflette nella società, perché l’alluvione, come quella in Emilia, l’acqua la vedi con il radar: vedi quanto ci mette a cadere, il bacino lo devi modellare, devi sapere, anche senza alluvione, nel regime normale, come costruire il modello di bacino a seconda di com’è stata l’umidità precedente, e poi prevedere il livello del corso d’acqua corrispondente.
È una catena la gestione delle alluvioni: parte dalla modellistica numerica, poi arrivi e la agganci con il radar, fai i calcoli per quanto riguarda le precipitazioni.
Questi qui parlano di bombe d’acqua: sono ignoranti e anche aggressivi.
Dovete rendervi conto di cos’è il Paese, al di là di quello che il sistema dei media vi fa credere.






