I cambi di stagione determinano modifiche importanti non solo nel clima e nelle temperature, ma anche all’interno del nostro organismo. Nello specifico vengono scombussolati i ritmi biologici, influenzando direttamente la qualità del sonno, le abitudini alimentari, la propensione al movimento e, più in generale, la percezione della nostra energia quotidiana.
Nella frenesia delle giornate moderne, però, questi cambiamenti non sempre vengono percepiti nel modo giusto o letti con la necessaria attenzione. Tendiamo a ignorare uno sbadiglio fuori luogo a mezzogiorno, una strana sensazione di pesantezza al mattino o un improvviso calo di concentrazione a metà pomeriggio, attribuendo la colpa alla stanchezza, allo stress o alla pigrizia.
In realtà questi sono segnali che il corpo ci sta lanciando, per farci capire che dobbiamo un attimo adattare le nostre abitudini durante questo periodo di assestamento.
L’orologio biologico e il ciclo della luce
Durante i cambi di stagione, uno dei primi elementi che subisce una variazione importante è il nostro orologio biologico, strettamente legato ai cicli circadiani. Quando le giornate si allungano o si accorciano, ma anche quando si cambia fuso orario, il nostro corpo deve adeguarsi alla nuova quantità di luce naturale e questo processo inizialmente può provocare dei cortocircuiti.
Quando le giornate si allungano e c’è luce solare fino al tardo pomeriggio o inizio serata, il corpo può impiegarci più tempo a rilassarsi e prepararsi per il riposo notturno. Al contrario, svegliarsi al mattino può sembrare un’impresa titanica quando le temperature sono diverse rispetto a quelle dei mesi precedenti.
Come già anticipato, questi scompensi non devono destare allarme, ma vanno osservati e analizzati. Se la notte si fa più fatica ad addormentarsi, o la mattina il risveglio è complicato nei cambi di stagione, non c’è di che preoccuparsi, poiché sono reazioni del tutto naturali alla nuova esposizione luminosa alla quale bisogna abituarsi.
Il lavoro invisibile della termoregolazione
Oltre alle variazioni di luce, bisogna fare i conti anche con le mutazioni climatiche, l’umidità e la pressione atmosferica che richiedono al nostro organismo uno sforzo extra. La termoregolazione, ossia la capacità del corpo di mantenere una temperatura interna costante nonostante i cambiamenti dell’ambiente esterno, comporta un grande dispendio di energie.
Durante il passaggio dal freddo invernale ai primi tepori primaverili, oppure dall’afa estiva alle prime piogge autunnali, il sistema cardiovascolare e il metabolismo devono ricalibrarsi. In queste fasi di passaggio da una stagione all’altra, sempre più brusche e repentine, si accusa maggiore stanchezza. Le normali routine quotidiane, che nei mesi prima scorrevano senza intoppi, sembrano in questo periodo di transizione molto più faticose e ingestibili, come se ci si sentisse irrequieti e svuotati di energie.
Anche in questo caso non bisogna preoccuparsi, non sta succedendo nulla di grave, semplicemente l’organismo si sta ricalibrando per adattarsi ai cambiamenti imposti dai passaggi di stagione in chiave climatica.
Alimentazione e movimento
Anche il rapporto con il cibo e con il movimento cambia drasticamente durante le delicate fasi di passaggio da una stagione all’altra.
A volte, senza neanche che ce ne accorgiamo, i cambi di stagione possono determinare il nostro appetito e indirizzarci verso precise scelte a seconda della stagione. Quando il clima è più mite o decisamente caldo, siamo più orientati a consumare cibi freschi, idratanti e leggeri. Al contrario, quando le temperature scendono e fa freddo, tendiamo a preferire pietanze calde che riscaldano il corpo. È l’organismo stesso che, in base alle sue necessità, ci spinge a consumare questo o quel cibo, a seconda della stagione.
Lo stesso discorso si può fare sicuramente per l’attività fisica. Quando le giornate si allungano, c’è naturalmente più voglia di uscire, di fare attività sportiva e di stare all’aria aperta. In inverno, con il freddo e le piogge a dominare la scena, invece cala notevolmente il desiderio di uscire e si preferisce stare a casa.
In questi casi, la cosa migliore è assecondare il corpo, senza sforzarlo. Se il corpo preferisce un movimento più dolce, è opportuno fare una passeggiata al posto del consueto allenamento ad alta intensità, per assecondare i suoi fisiologici tempi di assestamento.
L’arte dell’ascolto per un benessere consapevole
Imparare a leggere questi cambiamenti aiuta ad avere un rapporto più sano con il nostro corpo e, di conseguenza, costruire un rapporto più consapevole con il proprio benessere. Come detto, non necessariamente un calo di energia o un piccolo scompenso fisico devono essere visti come un serio problema di salute, ma è di fondamentale importanza ascoltare il corpo, soprattutto nei cambi di stagione.
Chi abbraccia questa prospettiva, si orienta maggiormente verso uno stile di vita basato sull’equilibrio e sull’ascolto, trovando all’occorrenza supporto in realtà aziendali, come Schoum, che propone integratori naturali per il benessere personale e che promuove l’idea di prendersi cura di sé, nel rispetto dei propri ritmi.
I cambi di stagione ci ricordano che, in un mondo dominato dalla tecnologia e dagli algoritmi, siamo pur sempre esseri umani legati ai cicli della natura. Il benessere naturale non deriva dall’imporre regole ferree al proprio corpo ma, al contrario, dal plasmarle di volta in volta secondo le sue esigenze.
