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Home » Quanto inquina la rete internet?

Quanto inquina la rete internet?

20 Agosto 2026 di Natural Mania

Inquinamento digitale e internet:

pianeta terra e immagine fantasiosa dati digitali diffusiSiamo abituati a pensare a Internet come a qualcosa di immateriale: un mondo fatto di dati, informazioni e comunicazioni che viaggiano apparentemente senza lasciare traccia. In realtà, Internet ha un’impronta ambientale concreta, legata all’energia necessaria per alimentare data center, reti di telecomunicazione e dispositivi elettronici, ma anche alla produzione dell’hardware e alla gestione dei rifiuti tecnologici.

Quantificare con precisione l’impatto ambientale di Internet non è semplice. Le stime cambiano infatti in base a quali tecnologie e fasi del loro ciclo di vita vengono considerate. Secondo l’International Telecommunication Union (ITU), le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) rappresentano complessivamente una quota stimata tra l’1,5% e il 4% delle emissioni globali di gas serra.

Il dato, quindi, va interpretato con cautela: non esiste una singola cifra in grado di rappresentare l’intero impatto di Internet. Esiste però una certezza: la nostra vita digitale richiede infrastrutture fisiche, energia e materie prime.

La nuvola digitale è tutt’altro che immateriale

A livello narrativo siamo ormai abituati a parlare di cloud, la “nuvola” nella quale conserviamo fotografie, documenti e messaggi oppure utilizziamo servizi online. Il termine può far pensare a qualcosa di etereo e virtuale.

La realtà è molto diversa.

Dietro la nuvola digitale che contribuisce al rapporto inquinamento digitale e internet ci sono data center pieni di server, sistemi di raffreddamento, reti in fibra e infrastrutture di telecomunicazione, distribuiti in tutto il mondo.

Tutto questo richiede energia e, in alcuni casi, anche grandi quantità di acqua per i sistemi di raffreddamento. Inoltre, la costruzione e il mantenimento delle infrastrutture digitali richiedono materie prime e componenti elettronici la cui produzione ha a sua volta un impatto ambientale.

Anche il dispositivo attraverso cui accediamo a Internet fa parte di questa equazione. Smartphone, computer, tablet, televisori e router devono essere prodotti, trasportati, alimentati e, prima o poi, sostituiti o smaltiti.

Quanto consumano i data center?

consumo risorse
Foto di kp yamu Jayanath da Pixabay

Tra gli elementi più importanti dell’infrastruttura digitale ci sono i data center, i grandi centri che ospitano i server necessari per gestire siti web, applicazioni, piattaforme di streaming, servizi cloud e sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo l’International Energy Agency, nel 2024 i data center hanno consumato circa 415 TWh di elettricità, pari a circa l’1,5% dei consumi elettrici mondiali. Il consumo è cresciuto mediamente di circa il 12% all’anno dal 2017, molto più rapidamente della domanda globale di elettricità.

E il fenomeno è destinato ad assumere dimensioni ancora maggiori nei prossimi anni, soprattutto a causa della crescita dell’intelligenza artificiale. L’IEA stima che la domanda elettrica dei data center possa più che raddoppiare entro il 2030.

Questo non significa, però, che ogni singola ricerca o ogni messaggio abbia un impatto enorme. Il problema va osservato soprattutto su scala globale, considerando miliardi di utenti, dispositivi e operazioni digitali effettuate ogni giorno.

Anche l’intelligenza artificiale aumenta la domanda di energia

C’è poi un elemento che nel vecchio articolo naturalmente non poteva essere presente: l’intelligenza artificiale.

L’AI richiede enormi capacità di calcolo per addestrare e utilizzare i modelli e sta contribuendo alla crescita della domanda energetica dei data center. Nel 2025, secondo l’IEA, il consumo elettrico dei data center è aumentato del 17%, mentre quello dei centri specializzati nell’intelligenza artificiale è cresciuto di circa il 50%.

Questo non significa che ogni domanda rivolta a un chatbot abbia automaticamente un impatto ambientale enorme. L’efficienza dei modelli sta infatti migliorando rapidamente e il consumo energetico di una semplice richiesta testuale può essere relativamente contenuto. Sono soprattutto le applicazioni più complesse e ad alta intensità di calcolo, come generazione di video, attività di ragionamento avanzato e sistemi agentici, a poter richiedere molta più energia.

Ogni nostra attività online ha un impatto?

inquinamento elettronico
Foto di Kohji Asakawa da Pixabay

Ogni volta che guardiamo un video in streaming, inviamo una fotografia, utilizziamo un servizio cloud, effettuiamo una videochiamata o semplicemente navighiamo sul web, utilizziamo una parte di questa infrastruttura.

Questo non significa che dobbiamo considerare ogni email o ogni ricerca online come una fonte di inquinamento da evitare. L’impatto di una singola attività digitale dipende da numerosi fattori: il dispositivo utilizzato, la rete, il data center coinvolto, la durata dell’attività e soprattutto il modo in cui viene prodotta l’energia necessaria ad alimentare l’intero sistema.

Il vero problema è quindi la scala complessiva della digitalizzazione.

Passiamo sempre più tempo online e utilizziamo un numero crescente di servizi digitali. Parallelamente aumentano la quantità di dati prodotti e archiviati, la domanda di infrastrutture e la necessità di nuovi dispositivi.

Ed è proprio qui che emerge un aspetto spesso sottovalutato: l’impatto ambientale del digitale non riguarda soltanto l’elettricità consumata quando utilizziamo Internet. Bisogna considerare anche l’intero ciclo di vita dell’hardware, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, fino alla dismissione e allo smaltimento. L’OCSE sottolinea infatti che l’impronta ambientale delle tecnologie digitali nasce lungo tutto il loro ciclo di vita.

Purtroppo è ancora difficile capire l’impronta di carbonio delle nostre abitudini su internet, poiché questo valore cambia a seconda della zona in cui viviamo, come sempre i cambiamenti climatici non sono responsabilità di tutti e tutte allo stesso modo, non è così, c’è una grandissima differenza tra le abitudini consumistiche estreme dei pochi grandi ricchi e una massa di “diseredati” che vive con pochi dollari al giorno.

In alcune zone del mondo, gli utenti hanno un’enorme impronta di carbonio digitale, mentre in altre è molto più piccola. Per esempio, si stima che 10 anni fa una persona che usava frequentemente internet in Australia era responsabile di circa 81 kg di anidride carbonica al mese.

Com’è possibile che usiamo così tanta energia (ed emettiamo CO2),  contribuiente al rapporto tra inquinamento digitale e Internet usando la reteo un dispositivo digitale che ci dà accesso a “mondi virtuali”?

anidride carbonica internet
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

A parte l’intero processo di fabbricazione di un computer, di un telefono cellulare o di un tablet e il suo trasporto, per poter navigare e fare tutte le cose che ci piacciono su internet, abbiamo bisogno di server che ci facciano arrivare i dati.

Ma ribadiamolo con forza i nostri dispositivi sono fatti di MATERIALE, di metalli rari spesso estratti in condizioni disumane nelle miniere africane.

Uno dei grandi problemi è che richiedono molta energia e sono sempre più necessari affinché tutto il mondo possa accedere alle informazioni quando vuole e rapidamente, la velocità NON è sempre un bene.

 

Secondo Statista (il noto portale di “big data”), ci sono circa 8,4 milioni di questo tipo di fabbriche sparse nel mondo (il numero è indicativo, al momento che abbiamo letto, ma rende l’idea delle dimensioni del fenomeno, questo il nostro obiettivo). Alcuni di essi appartengono a grandi multinazionali come Google, Facebook, Microsoft e Apple.

Anche internet inquina il pianeta: l’impronta inquinante di un sito web

email inquinamentoQuando si parla di impronta di carbonio derivante dal digitale, non si può non parlare di siti internet!

Come si può avere un sito web più sostenibile che non abbia un impatto grande sull’ambiente?

Nota a margine:

Sembra che anche Google abbia dichiarato che premierà nei risultati della ricerca i siti a basso impatto ambientale, ma ancora trattasi di “rumors” più che di certezze, anche se sappiamo bene che nella SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca) sono quasi sempre rumors, visto che gli algoritmi che governano google sono per gran parte ignoti.

Semplificare il sito internet

C’è molta tendenza a riempire i siti con molte immagini, video, molte pagine, grafiche ecc, ma la verità è che questo rende solo il sito più pesante e difficile da caricare e anche da backuppare (spesso i backup per motivi legati alla sicurezza informatica sono ridondati e molteplici questo aumenta il “peso” e l’impiego della risorsa server anche in termini “spazio occupato” e quindi di conseguente impronta ecologica). E il risultato? Tanti tanti giga magari di news ed informazioni vecchie, e di conseguenza più energia sprecata, più impatto sull’ambiente.

Per questo motivo è molto importante prestare attenzione al design e al peso e alla risoluzione delle immagini. Più semplice è, meno energia ha bisogno il server per mostrare il tuo sito alla gente.

Limitare l’invio delle email per ridurre l’inquinamento da internet del pianeta

Ogni email che inviamo ha un impatto sull’ambiente, per esempio un’email che finisce nello spam può emettere 0,3g di CO2, mentre un’email normale può emettere fino a 4g di CO2 e un’email con una foto può emettere fino a 50g di CO2, secondo uno studio di Mike Berners-Lee della Lancaster University.

Cosa fare per limitare “l’inquinamento da internet” quando utilizziamo le mail?

1. Evitare di inviare email inutili.

La ricerca ha dimostrato che se ogni adulto nel Regno Unito inviasse un’email di ringraziamento in meno, quasi 16.433 tonnellate di emissioni di carbonio potrebbero essere tagliate ogni anno! È come togliere dalle strade circa 3.334 auto diesel.

2. Sostituire gli allegati delle email con i link ai documenti quando sono già disponibili altrove

Se devi inviare molti documenti o immagini in una sola e-mail, è preferibile che sia attraverso un link.

Puoi, per esempio, usare Wetransfer e poi mettere il link nel corpo dell’e-mail se questa viene inviata magari a tanti destinatari. In questo modo, sarà molto più leggero e di conseguenza avrà meno impatto sull’ambiente.

3 – Iscriversi solo alle newsletter che ci interessano veramente e cancellare quelle che non ci servono.

Ammettiamolo a quante newsletter inutili siamo iscritti ed iscritte?

Oltre alle email limitiamo anche la messaggistica istantanea influisce nel rapporto tra Inquinamento digitale e Internet

Lo stesso ragionamento estendiamolo anche ai messaggini, che diciamolo anche perché gratuiti ci sono sfuggiti di mano ne mandiamo tantissimi e spesso inutili, alla messaggistica istantanea su Whatsapp, Telegram eccetera, dove spesso ridondiamo “stupidaggini” 100 volte oppure apriamo gruppi che servono solo a distrarci, le distrazioni digitali sono infatti un problema, spesso la stessa identica informazione viene ridondata su più canali di comunicazione generando solo confusione ed impattando negativamente sull’ambiente e sulla nostra concentrazione assalita da mille notifiche spesso non propriamente “urgenti”.

Navigare in Internet inquina il pianeta

inquinamento web
Foto di Colin Behrens da Pixabay

Capire l’impatto delle nostre ricerche su internet è ancora un po’ confuso perché ci sono stati molti cambiamenti fatti dalle aziende per renderlo più ecologico.

Al giorno d’oggi, è difficile conoscere concretamente questa impronta, poiché Google utilizza un mix di diverse energie rinnovabili e compensa la sua impronta di carbonio attraverso progetti di energia sostenibile. Secondo uno dei motori di ricerca più utilizzati, un utente medio che effettua 25 ricerche al giorno, guarda almeno 60 minuti di Youtube, ha un account di posta elettronica e ha accesso ad altri servizi, produce meno di 8 g di CO2 in un solo giorno. Ma Google non è l’unico a ridurre la sua impronta di carbonio, Microsoft sta facendo lo stesso e prevede di avere un’impronta neutra entro il 2030.

Tuttavia ci sono già dei motori di ricerca alternativi e più ecologici? Forse, citiamo questo ad esempio:

https://www.ecosia.org/?c=it

Ecosia, un motore di ricerca che promette di piantare alberi 🙂

Anche guardare video online contribuisce all’inquinamento digitale e Internet

Sapevi che la visione di video online rappresenta una gran parte del traffico internet globale e di conseguenza producendo milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno?

Secondo The Shift Project, un progetto francese, questo corrisponde all’1% delle emissioni globali di anidride carbonica.

Ma perché questo? A causa di tutta l’energia utilizzata per i dispositivi (televisione, computer, tablet, telefono cellulare), l’energia consumata dai server e dalle reti che distribuiscono i video stessi.

“Se accendi la tua TV per guardare Netflix, circa la metà dell’energia è usata per alimentare la TV mentre l’altra metà è usata per alimentare Netflix” – Mike Hazas su BBC News

Secondo un rapporto di Netflix che ci è capitato di leggere, il suo consumo totale di energia globale ha raggiunto 451.000 megawatt-ora all’anno, abbastanza per alimentare oltre 37.000 case. Eppure sostiene di avere certificati di energia rinnovabile e compensazioni di carbonio. Netflix è una delle aziende in più rapida crescita nel corso degli anni e ora durante il blocco è una delle piattaforme più utilizzate, è davvero molto importante che anche questi tipi di aziende diventino più sostenibili.

Ma non sono solo le grandi piattaforme di streaming, usiamo inernet anche semplicemente per “perdere tempo” guardando video, alle volte senza senso, pensiamo allo “scrolling compulsivo” su Tik Tok oppure a quanto stiamo su Facebook a visualizzare video non sempre ! Youtube è uno dei siti web più seguiti con oltre un miliardo di ore.

Nel 2016 l’Università di Bristol ha fatto uno studio dove è stato stimato che le visualizzazioni su Youtube, hanno prodotto circa 11,13 milioni di tonnellate di anidride carbonica, che è equivalente alla quantità di gas serra emessi da una città delle dimensioni di Francoforte o Glasgow nel corso di un anno!

Un modo che può aiutarvi a diminuire la vostra impronta di carbonio quando state solo ascoltando qualcosa su YouTube, è quella di accendere la radio, ebbene si, la radio dato che spesso usiamo YouTube come “colonna sonora di sottofondo” (va detto che questo utilizzo ha un impatto minore sull’ambiente rispetto a sparsi video in altissima definizione magari su schermi che manco supportano l’alta definizione).

Questa ricerca tratta del rapporto tra tecnologie digitali e riscaldamento globale.

Considerazioni finali internet inquina il pianeta?

Consapevolezza nell’uso del digitale, e inquinamento digitale e Internet. E magari fare acquisti presso i negozi del nostro quartiere piuttosto che sui soliti grandi ecommerce!

E se proprio non riesci a diminuire la tua impronta digitale compensa in un altro modo, cambiate altre abitudini per renderle più green.

FAQ INQUINAMENTO DIGITALE E INTERNET:

Internet inquina davvero anche se è “virtuale”? Sì. Nonostante l’aspetto immateriale, Internet si poggia su infrastrutture fisiche enormi — data center, reti di trasmissione e dispositivi — che richiedono elettricità, acqua per il raffreddamento e materie prime per la produzione dell’hardware.

Quanto incidono le tecnologie digitali sulle emissioni globali? Secondo l’ITU (International Telecommunication Union), il settore dell’informazione e della comunicazione (ICT) è responsabile di una quota stimata tra l’1,5% e il 4% delle emissioni globali di gas serra. Tale rapporto rende determinate la correlazione tra inquinamento digitale e internet.

Quanto consumano i data center nel mondo? I data center consumano circa l’1,5% dell’elettricità mondiale (415 TWh nel 2024 secondo l’IEA). È un valore in forte crescita, che potrebbe più che raddoppiare entro il 2030 con l’aumento dell’uso dei servizi cloud e dell’IA.

Quanto impatta l’Intelligenza Artificiale sul consumo energetico? L’IA richiede un’elevata capacità di calcolo: l’IEA stima che il consumo dei centri dedicati all’IA sia cresciuto di circa il 50% nel 2025. Sebbene una singola richiesta di testo consumi relativamente poco, le operazioni complesse come la generazione di video e l’uso di sistemi agentici richiedono molta più energia.

Inviare un’email o guardare un video in streaming è un danno per l’ambiente? Il singolo gesto ha un impatto ridotto; il problema nasce dalla scala complessiva delle nostre attività online quotidiane e dal volume di dati scambiati da miliardi di utenti nel mondo.

L’impatto ambientale del digitale è legato solo al consumo di corrente? No. Un’ampia parte dell’impronta ecologica nasce dal ciclo di vita degli oggetti tecnologici: l’estrazione dei minerali, la produzione industriale di smartphone e computer, il loro trasporto e lo smaltimento dei rifiuti elettronici (RAEE).

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Romanzo ambientato a Lisbona che parla di turismo di massa, gentrificazione, ripercorrendo la storia della città dalla Rivoluzione dei Garofani sino ai giorni nostri con i fenomeni della gentrificazione e del turismo di massa. E' al tempo stesso un atto d'amore nei confronti della città.
Un appassionato romanzo noir ambientato a Lisbona che parla di call center, turismo di massa e gentrificazione. Ma che è al tempo stesso una dichiarazione d'amore nei confronti della città.

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