Con l’espressione glicemia postprandiale si fa riferimento a un valore che esprime la quantità di glucosio nel sangue presente dopo un pasto.
Trascorsa circa un’ora dall’inizio di una colazione abbondante, un pranzo o una cena, i livelli di glicemia, che vengono espressi in milligrammi/decilitro (mg/dL), fanno registrare i picchi glicemici massimi della giornata.
Si tratta di un fenomeno che, se rientra entro determinati valori, è del tutto fisiologico. Dopo un pasto, infatti, la glicemia tende ad alzarsi in seguito all’entrata in circolo del glucosio che deriva dalla digestione degli alimenti e che viene assorbito a livello dell’intestino.
In un soggetto non diabetico, i livelli di glicemia post prandiale sono inferiori a 140 mg/dL, dopodiché, nel giro di circa 3-5 ore dall’assunzione dei cibi, tornano ai livelli basali, che sono compresi tra 70 e 99 mg/dL.
Valori compresi tra 140 e 199 mg/dL dopo un pasto (o dopo due ore da un test da carico orale di glucosio, OGTT) indicano una condizione di prediabete (fattore di rischio per l’insorgenza di diabete mellito di tipo 2).
La diagnosi di diabete, invece, si pone dopo un risultato pari o superiore a 200 mg/dL dopo carico orale di 75 grammi di glucosio oppure dopo il riscontro, in due giornate differenti, di valori di glicemia plasmatica a digiuno uguali o superiori a 126 mg/dL.
Perché è importante monitorare la glicemia post prandiale?
La misurazione della glicemia post prandiale nei soggetti a rischio di sviluppo di prediabete e diabete è importante poiché gli appositi test consentono al medico di capire come l’organismo gestisce i carboidrati dopo i pasti, quando si verificano i picchi glicemici della giornata.
Valori sopra la norma, anche se non indicano ancora la presenza di diabete, possono rivelare precocemente l’insulino-resistenza e il rischio di prediabete, anche qualora la glicemia plasmatica a digiuno rientri nell’intervallo di normalità.
In sostanza, effettuare questi test permette di individuare precocemente eventuali squilibri e, di conseguenza, intervenire sullo stile di vita.
Come si misura la glicemia post prandiale?
La glicemia post prandiale può essere misurata attraverso due modalità:
- eseguendo un test OGTT;
- con un glucometro.
L’OGTT (Oral Glucose Tolerance Test o Curva da Carico Orale di Glucosio) è un esame che viene effettuato per la diagnosi e lo screening del diabete mellito e dell’intolleranza glucidica, una condizione di prediabete che, come accennato, comporta il rischio di evoluzione in diabete conclamato se non trattata adeguatamente.
Per inciso, l’OGTT è un test eseguito anche per la diagnosi di diabete gestazionale.
Il glucometro, invece, è un dispositivo medico in grado di misurare la glicemia, anche in ambito domestico. Ne esistono varie tipologie: la più nota è il glucometro con lancetta (o “pungidito”), che prevede un piccolissimo prelievo di sangue.
I valori di riferimento della glicemia post prandiale
Come accennato in precedenza, i valori di riferimento per la glicemia post prandiale (misurazione dopo 1-2 ore dal pasto o dopo OGTT) sono i seguenti:
- valori normali: 70-139 mg/dL
- prediabete: 140-199 mg/dL
- diabete: valori uguali o superiori a 200 mg/dL.
I risultati devono comunque essere interpretati dal proprio medico curante o da uno specialista diabetologo che considererà il contesto clinico generale del paziente.
Controllo della glicemia post prandiale: una o due ore dopo il pasto?
Sebbene le line guida attuali indichino che la glicemia post prandiale utilizzata per scopi diagnostici e terapeutici è quella rilevata a due ore dall’inizio del pasto, sia l’ADA (American Diabetes Association) che l’IDF (International Diabetes Federation)[1-2] suggeriscono di misurare la glicemia post prandiale dopo un’ora dall’inizio dei pasti, basandosi sul fatto che il picco glicemico si manifesta dopo un’ora dall’inizio del pasto [3-5].
Questi suggerimenti derivano dal fatto che diversi studi hanno evidenziato che “il valore della glicemia a 1 ora dopo OGTT ha una forza predittiva ancora maggiore di quella osservata a due ore”, relativamente allo sviluppo di diabete mellito di tipo 2”[6] .
Prediabete e rischio di sviluppo del diabete: l’importanza della prevenzione
L’attenzione all’alimentazione, all’attività fisica regolare e al controllo del peso corporeo sono fondamentali sia in ottica preventiva, sia nella gestione del diabete mellito di tipo 2.
Per quanto riguarda l’alimentazione, le diete a basso indice glicemico aiutano a gestire la glicemia post prandiale. A questo proposito, può essere d’aiuto la consulenza di un professionista della nutrizione.
Per quanto riguarda invece l’attività fisica, le linee guida dell’OMS suggeriscono di effettuare 150-300 minuti settimanali di attività fisica aerobica di moderata intensità o 75-150 minuti settimanali di attività fisica aerobica vigorosa o una combinazione equivalente delle due modalità.
L’attenzione all’alimentazione e all’attività fisica regolare aiutano a recuperare e/o mantenere il peso forma.
[1] International Diabetes Federation guideline for management of postmeal glucose 2011. [2] American Diabetes Association: Standards of Medical Care in Diabetes—2017. Diabetes Care 40 (Suppl. 1):S4-S5, 2017. [3] Polonsky KS, Given BD, Van Cauter E. Twenty-four hour profiles and pulsatile patterns of insulin secretion in normal and obese subjects. J Clin Invest 81: 442–48, 1988. [4] Mazze RS, Strock E, Wesley D, Borgman S et al. Characterizing glucose exposure for individuals with normal glucose tolerance using continuous glucose monitoring and ambulatory glucose profile analysis. Diabetes Technol Ther 10:149–59, 2008. [5] Tsujino D, Nishimura R, Taki K, Miyashita Y, et al. Daily glucose profiles in Japanese people with normal glucose tolerance as assessed by continuous glucose monitoring. Diabetes Technol Ther 11:457–60, 2009. [6] A. Ceriello Controllo della glicemia post prandiale J AMD 2017 | Vol. 20 | n. 3-4 | S2-S9.