La carta è uno dei materiali più utilizzati per realizzare scatole, sacchetti, involucri e contenitori destinati a prodotti molto diversi tra loro. La sua presenza in un imballaggio, tuttavia, non garantisce automaticamente che la confezione possa essere riciclata con facilità. Un packaging deve proteggere il contenuto, resistere all’umidità, conservare gli alimenti, consentire la stampa e mantenere la propria forma durante il trasporto. Per ottenere queste prestazioni, alla componente cellulosica possono essere aggiunti rivestimenti, colle, pellicole, finestre trasparenti e trattamenti superficiali. Alcune di queste soluzioni sono compatibili con il recupero delle fibre; altre possono rendere più complesso il processo. Valutare la riciclabilità significa quindi osservare l’imballaggio nel suo insieme e capire come si comporterà dopo la raccolta, quando dovrà essere selezionato e lavorato all’interno di un impianto cartario.
Che cosa significa realmente “riciclabile”
Un imballaggio può essere definito riciclabile quando i materiali che lo compongono possono essere recuperati attraverso processi disponibili e trasformati in nuove materie utilizzabili. Nel caso della carta, il riciclo prevede generalmente che il materiale venga mescolato con acqua e sottoposto a un processo di spappolamento. L’obiettivo è separare le fibre di cellulosa dagli altri elementi presenti nella confezione. La sospensione ottenuta viene successivamente pulita e filtrata per eliminare impurità, plastiche, metalli, adesivi e altri residui. La sola possibilità di inserire una confezione nella raccolta della carta non dimostra quindi che tutte le sue parti verranno effettivamente recuperate. La riciclabilità dipende dalla quantità e dalla qualità delle fibre che possono essere separate e riutilizzate, oltre che dalle impurità generate durante la lavorazione. In Italia, la norma UNI 11743 stabilisce una procedura di laboratorio per determinare alcuni parametri di riciclabilità dei materiali e dei prodotti a prevalenza cellulosica. Il sistema Aticelca 501 utilizza prove che simulano fasi fondamentali del processo industriale, come spappolamento, epurazione e formazione di un nuovo foglio.
Rivestimenti e barriere protettive
Molti imballaggi devono proteggere il contenuto da acqua, grassi, ossigeno, luce o variazioni di temperatura. La carta non trattata può non offrire da sola tutte queste prestazioni, soprattutto nel settore alimentare. Per questo vengono utilizzati rivestimenti e barriere che migliorano la resistenza della confezione. Possono essere costituiti da materiali polimerici, cere, dispersioni o altre sostanze applicate sulla superficie. La presenza di una barriera non rende automaticamente impossibile il riciclo. Il suo effetto dipende da diversi fattori: spessore, estensione, composizione e capacità di separarsi durante lo spappolamento. Un rivestimento che si distacca in frammenti sufficientemente grandi può essere intercettato dai sistemi di filtrazione. Una sostanza che si disperde in particelle molto piccole o aderisce alle fibre può invece creare maggiori difficoltà, influenzando la qualità della pasta recuperata e del foglio prodotto. Le linee guida europee sulla progettazione degli imballaggi cellulosici invitano pertanto a utilizzare barriere compatibili con i processi cartari e a limitarne la quantità a quella realmente necessaria per la funzione protettiva.
Il ruolo delle colle e degli adesivi
Gli adesivi vengono impiegati per chiudere scatole e sacchetti, applicare etichette, unire diversi strati o fissare finestre trasparenti. Anche se possono rappresentare una parte ridotta del peso complessivo, il loro comportamento durante il riciclo è rilevante. Alcune colle si separano facilmente dalla pasta di carta e vengono eliminate nei processi di pulizia. Altre possono ammorbidirsi, frammentarsi o diventare appiccicose, formando contaminanti capaci di depositarsi sui macchinari o di provocare difetti nel nuovo foglio. Il problema, quindi, non riguarda soltanto la quantità di adesivo presente. Bisogna considerare la temperatura alla quale reagisce, la sua solubilità e le dimensioni dei frammenti generati. Una progettazione orientata al riciclo dovrebbe limitare le superfici incollate quando non sono indispensabili e scegliere adesivi facilmente rimovibili nelle normali condizioni di lavorazione degli impianti cartari. Anche il posizionamento può fare la differenza: applicare la colla in punti circoscritti può facilitarne la separazione rispetto a un’incollatura estesa.
Finestre trasparenti e componenti aggiuntivi
Le finestre trasparenti consentono di mostrare il prodotto contenuto in una scatola o in un sacchetto. Generalmente sono realizzate con materiali diversi dalla carta e devono essere valutate sia per il loro peso sia per la facilità con cui possono essere separate. Quando una finestra è chiaramente riconoscibile e può essere rimossa manualmente, il consumatore può dividere i materiali prima del conferimento. Se invece è saldamente incollata o molto frammentata, entrerà nel processo cartario insieme alla confezione. Lo stesso principio riguarda maniglie, chiusure, nastri, punti metallici, inserti e parti decorative. Ridurre il numero dei componenti e renderli facilmente separabili semplifica sia la raccolta sia la lavorazione industriale. Il metodo Aticelca 502 permette di verificare la separabilità manuale dei componenti non cellulosici. Questa valutazione consente, in determinate condizioni, di sottoporre alle prove di riciclabilità la sola parte in carta o cartone dopo aver rimosso gli elementi separabili.
Trattamenti antiunto e imballaggi alimentari
Gli imballaggi destinati ad alimenti grassi o umidi devono impedire che il contenuto attraversi la carta, compromettendo la resistenza e la pulizia della confezione. Per ottenere questo risultato vengono utilizzati trattamenti antiunto o barriere protettive. Anche in questo caso non è possibile giudicare il packaging soltanto osservandone l’aspetto. Due confezioni apparentemente identiche possono utilizzare tecnologie differenti e presentare livelli diversi di compatibilità con il riciclo. Il trattamento ideale dovrebbe garantire la protezione necessaria durante l’utilizzo senza ostacolare il recupero delle fibre. Aumentare eccessivamente le prestazioni della barriera può introdurre più materiale del necessario, mentre una protezione insufficiente può provocare perdite e contaminazioni. La progettazione deve quindi trovare un equilibrio tra conservazione del prodotto, sicurezza, riduzione degli sprechi e fine vita dell’imballaggio. Non sempre la soluzione con la minore quantità apparente di materiale è quella che produce il risultato ambientale migliore: una confezione inadeguata potrebbe infatti causare il deterioramento del contenuto.
I residui di prodotto influenzano il riciclo
La composizione della confezione non è l’unico fattore rilevante. Anche ciò che rimane al suo interno dopo l’utilizzo può modificare il destino dell’imballaggio. Residui consistenti di cibo, detergenti, cosmetici, vernici o sostanze oleose possono contaminare la raccolta e rendere più difficile il recupero delle fibre. Una piccola traccia non ha lo stesso effetto di una confezione ancora piena, ma è importante che il contenitore venga svuotato correttamente. Non sempre è necessario lavare accuratamente l’imballaggio, operazione che potrebbe comportare un consumo inutile di acqua. È generalmente più utile rimuovere il contenuto residuo e seguire le indicazioni del proprio Comune o del gestore locale della raccolta. Le modalità di conferimento possono infatti variare a seconda del territorio e del tipo di confezione. L’etichettatura ambientale aiuta il consumatore a identificare il materiale e la raccolta prevista, ma deve essere interpretata insieme alle disposizioni comunali. In Italia, l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi è operativo dal gennaio 2023.
La qualità della carta raccolta
Il riciclo non dipende soltanto dalla possibilità tecnica di recuperare una parte delle fibre. Conta anche la qualità del materiale ottenuto. Una raccolta contenente quantità elevate di plastica, residui organici, metalli e altri materiali estranei richiede più operazioni di selezione e genera maggiori scarti. Inoltre, fibre molto contaminate o danneggiate possono non essere adatte a tutte le produzioni cartarie. La corretta separazione degli imballaggi contribuisce quindi a mantenere il valore della carta recuperata. Le attività di selezione, trattamento, riciclo e successiva vendita carta da macero si inseriscono in una filiera nella quale omogeneità, pulizia e classificazione del materiale incidono sulle possibilità di reimpiego. La carta recuperata non è un rifiuto indistinto, ma una materia seconda con caratteristiche differenti a seconda dell’origine, della composizione e del livello di contaminazione. Più accurata è la gestione nelle diverse fasi, maggiori sono le possibilità di trasformarla in nuovi prodotti.